L’europa dei 27 Anzi, 26

By Redazione

dicembre 9, 2011 Esteri

La Gran Bretagna di David Cameron fa saltare l’accordo a 27 per il salvataggio dell’eurozona. A nulla è servita la pressione degli altri paesi europei su Londra che ha ribadito che “per la Gran Bretagna è stato meglio essere fuori perché ciò che emerso non è nel suo interesse”. La linea Franco-tedesca di revisione dei trattati Ue non ha dunque sfondato ed ora lo scenario che si profila è quello di un accordo senza la partecipazione di Cameron e dei suoi.

Su tutte le furie il Presidente francese Nicholas Sarkozy, che ha sottolineato che l’Eurogruppo non è stato in grado di superare le resistenze di Cameron in quanto il premier britannico avrebbe posto “condizioni inaccettabili” per poter accogliere la riforma dei Trattati a 27. La “condizione inaccettabile” proposta da Londra in cambio dell’accettazione delle nuove regole consisteva in deroghe relative soprattutto alla sorveglianza del settore finanziario. Cameron ha precisato che “gli interessi britannici all’interno dell’Ue devono essere protetti” aggiungendo che non si sarebbe potuto presentare “in Parlamento con questo tipo di accordo”. Richiesta tacciata come “inaccettabile” dall’asse franco-tedesco e soprattutto dalla Banca Centrale Europea.

L’accordo sarà dunque appoggiato ampiamente dai paesi europei, ma senza l’appoggio di uno degli attori principali della scena politica europea. Ai 17 paesi dell’eurozona, infatti, si aggiungono altri 9 paesi (agli iniziali 6 “favorevoli” alla fine si sono aggiunti anche Svezia, Ungheria  e Repubblica Ceca, inizialmente scettiche) che hanno quindi ignorato il “veto” britannico lasciando la Gran Bretagna sola sulle proprie posizioni e più che mai isolata a livello europeo. Ma difficilmente il governo di Sua Maestà farà un passo indietro tanto che lo stesso premier ha ribadito che “la decisione di rifiutare la proposta di riforma dei trattati è stata difficile ma buona”, a conferma della volontà di non voler cedere alla pressione degli altri paesi europei.

Il risultato finale del contenzioso, dunque, risulta al momento essere un disastro per la Gran Bretagna (unico paese a contestare la revisione dei trattati), nonché una pesante battuta d’arresto per la cancelleria tedesca, che puntava ad un’approvazione unanime. Chi ne esce vincitore è invece, nonostante la rabbia manifestata, proprio il presidente francese Sarkozy, che puntava ad un accordo tra i 17 membri della zona euro per puntellare le nuove regole fiscali per la moneta unica e che oggi invece gode del sostegno anche di altri 9 paesi in cui l’Euro non circola.

Ma è forse proprio il successo pieno sfiorato a mandare su tutte le furie l’inquilino dell’Eliseo il quale ha tuonato che “se oggi è nata un’Europa a due velocità è colpa della Gran Bretagna”, manifestando tutto il proprio rammarico per il risultato sfumato e per il concretizzarsi della temuta spaccatura dei 27.

Secondo il Presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy, comunque, l’accordo raggiunto rappresenterebbe comunque un “passo importante” per i paesi che vi hanno aderito i quali “si impegnano anche ad una futura modifica dei trattati” (che però a questo punto escluderanno Londra). In particolar modo Van Rompuy sottolinea che i 26 paesi che hanno accettato l’accordo si sono impegnati a recepire nelle rispettive costituzioni la stretta di bilancio, ad anticipare la partenza del fondo permanente salva-Stati (Esm) entro il prossimo mese di luglio (coinvolgendo nella gestione operativa dello stesso anche la Bce), a rifinanziare per 200 miliardi di euro il Fondo Monetario Internazionale, ad adottare sanzioni automatiche per i Paesi che non rispetteranno l’impegno di tenere il deficit al 3% del Pil ed, infine, ad escludere le istituzioni private dalle ristrutturazioni del debito.

Soddisfazione per l’esito del vertice è stata espressa dal presidente della Bce Mario Draghi il quale ha dichiarato che “i risultati del vertice sono molto buoni per l’eurozona e saranno la base per una maggiore disciplina nelle politiche economiche dei paesi membri”. Meno soddisfatto invece il premier italiano Monti che, nonostante abbia incassato le lodi dell’Eurogruppo per la manovra recentemente varata, avrebbe senza dubbio preferito un approccio comunitario allargato e condiviso da tutti i 27 membri dell’UE.

Alla fine si sono rivelate profetiche le dichiarazioni rilasciate dal cancelliere Merkel al suo arrivo al summit quando, avvicinata dai cronisti, aveva paventato l’ipotesi di una spaccatura tra i 27 sottolineando che in tal caso si sarebbe passati “ad un assetto a 17 aperto ai paesi che vorranno parteciparvi”. La stessa Merkel, al termine del vertice, ha definito l’accordo raggiunto “un buon risultato per l’Euro” nonostante il suo braccio destro Sarkozy lo abbia definito “un’intesa al ribasso” sul quale però puntare per “recuperare credibilità” a livello globale.

Il vertice di Bruxelles, dunque, ha spianato la strada ad uno schema che, secondo le stime, potrebbe verosimilmente essere attuato entro marzo del prossimo anno. Ma non è attualmente chiaro cosa accadrà alla Gran Bretagna che di fatto si è chiamata fuori e il cui prossimo passo potrebbe addirittura essere quello di minacciare l’uscita dall’Unione Europea (come fece in occasione dell’entrata in vigore del Trattato di Lisbona quando impose ed ottenne la nomina della Ashton a Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell’Ue). C’è comunque da giurarci: lo scontro tra europeisti ed euroscettici è appena iniziato.

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