Chi boccia la manovra

By Redazione

dicembre 8, 2011 politica

Le relazioni alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato del governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, e del presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, confermano tutti gli aspetti negativi delle ultime manovre di finanza pubblica, le ultime due del governo Berlusconi e la prima del governo Monti: rilevante e pericoloso impatto recessivo; troppo squilibrate sul lato delle entrate, mentre i tagli alla spesa sono pochi; scarsa attenzione alla crescita.

Per il governatore Visco gli interventi della nuova manovra “si concentrano per circa due terzi sulle entrate” piuttosto che sui tagli. Bankitalia prevede dunque un effetto recessivo di “mezzo punto percentuale nel prossimo biennio” e una pressione fiscale in ascesa “intorno al 45%”. Nulla invece per superare il vero ostacolo alla crescita, il cosiddetto cuneo fiscale, che “in Italia supera la media degli altri Paesi dell’area euro di 5,5 punti percentuali”. In linea anche le valutazioni della Corte dei Conti, la quale mette in guardia da quella che potrebbe definirsi come la sindrome greca: non si può sottovalutare “il rischio che il ricorso prevalente a manovre che impiegano lo strumento fiscale concorrano a determinare una spirale negativa, nella quale dosi sempre maggiori di restrizione sono imposti proprio dagli impulsi recessivi che vengono trasmessi all’economia”.

Anche la manovra del governo dei tecnici risente dei difetti imputati a quelle dei suoi predecessori: “I tagli strutturali della spesa, se si escludono quelli di grande rilievo del sistema pensionistico, sono insufficienti”. E la Corte spiega come dagli odiati tagli lineari si sia passati a niente tagli: “Si misura qui la difficoltà del passaggio dal metodo dei tagli lineari a criteri di selezione della spesa pubblica più accorti e mirati e che va perseguito con impegno, rafforzando le iniziative di implementazione degli indirizzi di spending review”. La conseguenza è che la riduzione del deficit programmata fino al 2014, certifica la Corte dei Conti, “sarebbe conseguita solo per l’aumento imponente delle entrate (circa 120 miliardi)”. Non solo senza tagli, quindi, ma “nonostante un ulteriore aumento del livello della spesa pubblica (più 45 miliardi). Si tratta con tutta evidenza – conclude Giampaolino – di un trend già ai limiti della sostenibilità”. Infine, appare problematico recuperare tutto il gettito previsto dalla tassa dell’1,5% sui capitali scudati, in quanto almeno per gli importi più elevati “hanno avuto tutto il tempo di scomparire senza lasciare traccia”.

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