Chi è il Nobel anti-Fornero?

By Redazione

dicembre 6, 2011 politica

Secondo l’economista americano Edmund Phelps, l’elevata ricchezza privata fa male all’economia. Il premio Nobel 2006, ascrivibile alla categoria dei neo-keynesiani, lo ha affermato nel corso del convegno “Italy and World Economy”, organizzato a New York e al quale ha preso parte anche il direttore generale della Banca d’Italia, Fabrizio Saccomanni. «E in Italia è ai massimi», ha quindi aggiunto Phelps. Un suo collega presente al dibattito, Charles Sabel, è andato più a fondo: «In Italia la prima cosa da fare è stabilizzare il debito pubblico, che negli ultimi decenni è aumentato ma senza crescita» e il non aver prodotto grandi aziende, che «sono un unico veicolo di innovazione», è uno dei motivi delle difficoltà che ci portiamo dietro. «Servono politiche a sostegno delle piccole e medie imprese – ha proseguito -. Serve la riforma dell’istruzione: qualsiasi tipo di innovazione richiede persone meglio formate».

Innovazione. Dopo i primi studi all’Amherst College, il cui motto è “Let them give light to the world”, Phelps è passato per Yale, dove ha avuto come professori altri due futuri premi Nobel, James Tobin e Thomas Schelling. Dal 1971 insegna alla Columbia University a Washington e, come già abbiamo ricordato, già nel recente passato si è occupato d’Italia. Così, nel corso del suo intervento a New York, ha identificato il male dell’economia di casa nostra non solo nell’elevata ricchezza privata, ma anche nella la mancanza di una forte innovazione, per l’appunto.

Condivisibile o meno che sia l’affermazione in merito al primo punto (la domanda che sorge spontanea è: fino a quando resterà tale?), per Phelps è il dinamismo a portare vantaggi in ogni dimensione economica, non esclusivamente nella produttività: una teoria coltivata soprattutto durante gli anni trascorsi alla European Bank for Reconstruction and Developement, istituita all’inizio degli anni ’90 per sostenere lo sviluppo dei nuovi mercati una volta crollato il Muro di Berlino nella nascenti democrazie. Tra i finanziatori della Ebrd compare l’Unione europea.

Il dinamismo, in chiave meno accademica e più spartana, passa dalla competitività e da misure a sostegno della crescita. Ma alla vigilia dell’incontro tra i leader europei che potrebbero mettere mano ad un nuovo trattato, lo spauracchio che si fa largo è quello della recessione e del downgrade di alcuni Paesi come la Francia e la Germania da parte dell’agenzia Standard and Poor’s.

Senza andare per il sottile come nel suo modo di fare, Vittorio Feltri, ospite della trasmissione “Otto e mezzo” lunedì sera, ha affermato che per varare la manovra voluta dal governo di Mario Monti non erano necessarie menti uscite dalla Bocconi, ma un semplice ragioniere. Phelps da parte sua ha chiesto «un’operazione a cuore aperto per rilanciare la crescita». Di provvedimenti concreti non se ne vedono all’orizzonte e forse perché, non se la prenda a male Phelps, il carrozzone burocratico e statale ancora una volta non è stato toccato. Le uniche a guadagnarci, dicono le malelingue, sono le banche. E scambiando qualche parola con qualsiasi piccolo/medio imprenditore, la definizione che queste si portano dietro è una sola: strozzini legalizzati. Per l’innovazione, passare un’altra volta. 

 

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