Dateci un taglio

By Redazione

dicembre 5, 2011 politica

Sui mercati di questi tempi non c’è mai un momento di calma. Ed infatti anche ieri abbiamo assistito al terremoto quotidiano. Mentre a New York le otto ore andavano a finire e, contrariamente a quello che succede in Italia, si lasciava cadere la penna sul tavolo per svuotare il corpo e la mente da una tensione lavorativa ai limiti all’infarto, è uscita la notizia Standard & Poor attesa da settimane: l’intera Europa a 15 è in credit watch negativo.

In sintesi, l’indicatore che va sotto il nome di ‘credit watch’ rappresenta l’anticamera del giudizio di rating (o punteggio) assegnato dalle agenzie ad un paese. Se la variazione del punteggio di un paese passa da un valore superiore ad un valore inferiore, allora quel paese viene dichiarato ‘a rischio’. A sua volta, l’essere dichiarati a rischio comporta, nella stragrande maggioranza dei casi, automatismi (quasi sempre governati da software asettici) che ‘distolgono’ capitali allocati per il mantenimento di beni di un certo paese (come quote azionarie di società residenti in quei paesi, bond di quel particolare stato, ecc.) per allocarli verso mercati in cui il rischio viene giudicato minore.

S&P l’ha fatta grossa: Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Gran Bretagna, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Olanda, Portogallo, Spagna, Svezia, sono state accomodate nell’anticamera del declassamento. Non basta, per Francia, Italia ed altri sette Paesi si attende un taglio di due livelli.

Se la notizia verrà confermata, nei prossimi giorni ci si aspetta grande turbolenza sulle piazze, non solo occidentali. Il condizionale è d’obbligo: nelle ultime settimane l’euro, la valuta che sintetizza con il suo valore, aspettative, tensioni e giudizi dell’intera economia europea, ha un ‘comportamento’ (manco fosse un essere vivente) del tutto anomalo. Ogni trader, broker, intermediatore, affarista che si rispetti sa che il valore di cambio dell’Euro verso il dollaro Usa è sostenuto come si sostiene un ciclista dopato. Il valore è troppo alto, ogni hedge fund attende il suo ribasso come la neve sulle Alpi (se ne è accorto anche Ft in un suo interessante intervento), gli esportatori europei cercano in ogni modo di rinviare le consegne oltreoceano e le importazioni vengono fatte attendere sulle porta-container, ormeggiate a largo, nella speranza in un miracolo natalizio per un cambio che non risucchi l’esigua linfa rimasta alle imprese. Dall’altra parte Merkozy, tanto per ostentare una solidità non opportuna dell’eurozona, spinge al rialzo dell’euro, come si faceva una volta con le valute dell’ex blocco sovietico e, oggi, con quella cinese. Ma questi giochi sono possibili grazie a forzature di un mercato che ha ridotto notevolmente, per paura, i volumi trattati e, a detta di tutti, trucchi del genere non potranno durare in eterno.

Supponiamo che la notizia sia ripresa con onestà dai media, ciò significherebbe una cosa sola: non era poi tanto vero che i soli Piigs costituivano l’infamia della Ue. Tanto meno l’Italia. Ovvero, non è poi tanto vero che il problema sia solo ed unicamente il debito, ma la crescita. Visto che succede e tirare sempre e solo la cinghia?

E mentre in Europa si consuma l’ennesimo dramma (eppure nessuno crede che Germania, Francia, Svezia, Danimarca, Finlandia saranno commissariate né i loro governi vareranno misure ‘lacrime – Fornero docet – e sangue’, poiché interventi del genere vengono lasciati ai popoli più fessacchiotti dell’Europa del Sud), alla Casa Bianca il sempre più keynesiamo presidente Barak Obama proponeva un taglio delle tasse che gravano sulle buste paga, suscitando le ire dei democratici, che ora si aspettano meno sicurezza sociale, ed innescando una colossale ola da stadio per le persone a reddito fisso.

Un po’ grazie ai contributi usciti dalla Fed che hanno generato circolazione di carata moneta come fosse ciclostilata, un po’ con la politica degli aiuti alle persone in difficoltà tesa a mettergli soldi in tasca e non a levarglieli (fregandosene del debito pubblico), un po’ grazie all’abdicazione di Herman Cain causata dagli scandali sessuali, vuoi vedere che il siluramento dato per scontato del primo presidente Usa afro-americano è una cosa meno scontata? Sarebbe una bella lezione da cui imparare in termini di democrazia e stabilità.

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