Comeback kid

By Redazione

dicembre 5, 2011 Esteri

Siamo vicini ad un potenziale game-changer nelle primarie repubblicane? Il canale televisivo FOX-5 di Atlanta, lo stesso che appena qualche giorno fa ha praticamente sepolto le ambizioni presidenziali di Herman Cain (rendendo pubblica la sua relazione con la businesswoman georgiana Ginger White), torna sugli scudi con un nuovo “scoop”, secondo il quale oggi pomeriggio (in tarda serata in Italia) l’ex ceo di Godfather’s Pizza  – ed ex presidente della Federal Reserve di Kansas City – annuncerebbe ufficialmente il proprio ritiro dalla competizione (per ora la sua campagna è soltanto “sospesa”) e il proprio endorsement alla candidatura di Newt Gingrich. L’ex Speaker repubblicano della Camera è recentemente balzato in testa ai sondaggi per le primarie, sia a livello nazionale che in Iowa (il primo stato in cui si svolgeranno i caucus all’inizio di gennaio). E l’appoggio di Cain potrebbe dargli la spinta decisiva per diventare ufficialmente il candidato anti-Romney del fronte conservatore.

Non bisogna dare ancora niente per scontato, visti i continui colpi di scena a cui abbiamo assistito negli ultimi mesi, ma gli analisti già cominciano ad interrogarsi sull’effettivo impatto di Gingrich in una sfida nazionale con Obama. I pundit della destra americana sono estremamente divisi tra chi vede il bicchiere mezzo pieno (Newt è, senza dubbio, “the smartest of the pack”) e chi lo vede mezzo vuoto (e in giro da troppo tempo per non avere i suoi scheletri nell’armadio). Per un’analisi abbastanza equilibrata delle opinioni in campo conservatore può essere utile la lettura dell’articolo di Peggy Noonan sul Wall Street Journal di sabato. Ma sono senza dubbio interessanti anche le prime reazioni in campo liberal. Il New York Times prende nota della crescita impetuosa di Gingrich nei sondaggi, ma preferisce sottolineare le sue difficoltà nel fundraising e nell’organizzazione della campagna elettorale, carente soprattutto in confronto all’oliata macchina da guerra messa in piedi da Mitt Romney. Un po’ a sorpresa, invece, il Washington Post – pur riportando l’opinione di chi, come il democratico Barney Frank, pensa che una nomination di Gingrich sarebbe “la migliore cosa che può capitare ai democratici da Barry Goldwater” (sconfitto sonoramente da Lyndon Johnson alle presidenziali del 1964) – aggiunge anche che un numero non irrisorio di strateghi democratici ritiene che Gingrich abbia le potenzialità per spostare il livello dello scontro su un terreno particolarmente insidioso per Obama.

In particolare, il WaPo si occupa (e preoccupa) del potenzialeappealdi Newt nei confronti degli elettori ispanici, da qualche decennio considerati come un terreno di caccia esclusivo del partito democratico. “Gingrich – scrive il quotidiano della capitale – ha messo in piedi una solida organizzazione per i rapporti con la comunità ispanica, che lavora ormai da anni. A differenza che nel caso di una vittoria alle primarie di Romney, questo network potrebbe garantirli una buona posizione di partenza per insidiare la base elettorale di Obama negli stati-chiave del Mountain West, dove gli ispanici sono uno swing-bloc in forte crescita. I sondaggi dimostrano come gli elettori ispanici, due terzi dei quali hanno votato per Obama nel 2008, ancora preferiscono il presidente. Ma gli strateghi repubblicani credono che basterebbe conquistarne il 40 per cento per distruggere le fondamenta del collegio elettorale obamiano, spostando nella colonna repubblicana Colorado, Arizona e Nevada”.

Intanto, aspettando il Nevada, nei sondaggi Newt si avvicina alla testa della corsa anche in New Hampshire (unmust-winper Romney), raccogliendo il 23% dei consensi. L’ex governatore del Massachusetts è ancora saldamente in testa con il 39%, ma la rimonta di Gingrich – che a ottobre era sesto con il 4% – è oggettivamente impressionante. Il GOP ha finalmente trovato il suoComeback Kid?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *