Il fascismo dell’antifascismo

By Redazione

dicembre 4, 2011 politica

“Buffone, padrone, fascista, assassino, distruttore dell’Università”. Così è stato apostrofato Oscar Giannino all’ingresso della facoltà di Scienze Politiche dell’Università Statale di Milano. Ad accompagnare gli epiteti uova, secchi d’acqua e salsa di pomodoro. Ma qual è stato il peccato di Giannino? Semplice: aver ricevuto dall’associazione universitaria di centro-destra “Azione universitaria” l’invito ad un convegno sull’euro e di aver, udite udite, accettato di parteciparvi. Un’onta insormontabile per i collettivi. Anzitutto, essendo Giannino un liberale – liberista puro, l’accusa di fascismo rasenta il grottesco. L’ignoranza degli accusatori è crassa. Inoltre, non risulta che negli ultimi anni si sia macchiato di efferati omicidi. E allora, perché mai assassino? Tralasciando gli altri insulti, spazio ad alcune considerazioni.

Rewind. Ricordate il 15 ottobre? No, non i black bloc, le pietre, le bombe carta e gli estintori. Non Piazza San Giovanni devastata e gli assalti alla camionette dei Carabinieri. La parte iniziale della manifestazione. Sono circa le 14 e un ottantenne di nome Marco Pannella passeggia per Piazza della Repubblica. Il corteo ancora non è partito e la piazza, tutto sommato, è ancora pacifica. Voi direte: è andato apposta per sfottere e ottenere visibilità. La telecamera al seguito ne è la prova. Contro-obiezione: anche se fosse, giustifica? Cambierebbe qualcosa nel giudizio complessivo della vicenda? “Provocatore, venduto, pezzo di merda, amico di Craxi”. E giù, anche in quel caso, pomodori e sputi. All’epoca, la sinistra dei social network salutò festante l’aggressione al leader radicale con argomentazioni palesemente false (i radicali in questa legislatura non hanno mai appoggiato con i loro voti il governo Berlusconi). Il 15 ottobre scorso, in questo modo, si è riusciti nell’ardua e proibitiva impresa di ricoprire di saliva uno degli unici veri rivoluzionari del ‘900 italiano. Si può essere d’accordo o meno con le idee dei radicali. Una cosa è certa, però: senza il loro apporto vivremmo ancora, molto probabilmente, in uno stato etico.

Pannella e Giannino, dicevamo. Nel primo caso folle in delirio. “Se l’è meritato, è un servo di Berlusconi” e simili. Nel secondo, fortunatamente ancora no. A parte una vera sparuta minoranza, nessuno si è sognato di giustificare quanto accaduto alla Statale di Milano. Ciononostante, i vestiti gianniniani madidi di uova gridano vendetta. Ma non la vendetta di uova uguali e contrarie. La vendetta dello studio e del pensiero realmente libero, dell’elogio del dubbio contro i dogmatismi di ogni genere. Il giorno che vostro figlio vi dovesse chiedere cosa sia il fascismo fategli vedere la foto di Giannino inzuppato di pomodoro e ditegli che il vero antifascista è lui.

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