Il buon senso della truccatrice

By Redazione

dicembre 4, 2011 politica

Se Merkel avesse accettato di risanare il debito greco, che un anno fa ammontava a 25 miliardi di euro, forse non staremmo assistendo alla odierna crisi dell’eurozona.

L’intransigenza di Merkel era, evidentemente, incentrata sul teutonico rispetto delle regole: tutti devono essere ligi alle decisioni comunitarie; poco importa se favoriscono la Germania, perché se qualcuno aveva qualcosa da dire lo doveva fare ‘prima’, non adesso che i patti impongono lacrime e sangue. Non è giusto, pensa sempre Merkel, che nei Paesi spendaccioni si viva meglio che nei paesi virtuosi. Ma, oggi, Angela Merkel non può più far finta che la gente non sappia come stiano veramente le cose. È chiaro a tutti che il rischio non è solo dettato dall’alto debito pubblico, ma dalla scarsa crescita. È chiaro al mondo intero (e per gli addetti ai lavori già da prima) fin dal fallimento dell’ultima asta dei bond tedeschi.

Il giochino di dire sempre e solo una parte di verità o, se volete, di considerare sistematicamente solo una parte dei fattori in gioco e non la loro globalità, non paga, alla lunga. E così la verità dei fatti di una complessa vicenda dalla banale soluzione ideale, si fa strada e diventa chiara anche alla truccatrice della Rai che, come riporta Franco Bechis su Libero di oggi, capisce perfettamente che la chiave è nella ricetta di Keynes: più soldi in tasca, tirano la volata alla ripresa.

Lo sanno i senatori repubblicani del congresso USA i quali, come riporta una nota di oggi di The Hill, sono consapevoli che l’intervento del Fondo Monetario Internazionale è troppo costoso e, in fin dei conti, inutile, per il rilancio dell’economia dell’eurozona. E si preparano ad un veto nell’impiego delle risorse proposto da Obama.

La notizia dell’opposizione al piano IMF da parte dei senatori repubblicani del congresso, è piombata come una bomba a mercati aperti e non tarderà a far sentire un effetto teso a riportare al realismo gli euro-entusiasti delle ultime decisioni delle banche centrali in merito all’immissione di liquidità. C’è da scommettere che i soldi dell’IMF non basteranno a coprire i buchi provocati dalla politica della cinghia tirata. E forse è anche la volta buona che il ‘buon senso della truccatrice’ abbia una qualche probabilità di trasferirsi per osmosi nelle analisi dei dotti economisti che affollano, di questi tempi, i ministeri delle economie dei governi europei. Al di là delle notizia sull’inutilità dei fondi dell’IMF, è doveroso porsi una domanda: come è potuto succedere che un’istituzione grande e potente come l’IMF, nata per dare una mano ai Paesi in via di sviluppo, rivolga, ora, la sua attenzione all’Europa?

Una classe politica onesta dovrebbe constatare i propri fallimenti e farsi da parte, una buona volta. Anche perché se non si fanno da parte, la loro prossima mossa sarà quella di impedire alle gente di morire (tanto per allungare l’età pensionabile) e di nascere (tanto per non dover impegnare gli Stati in ulteriori erogazioni di servizi fondamentali in favore della singola persona). La gente, le persone, i cittadini, i popoli, incarnando il ‘buon senso della truccatrice’, dopo aver compreso i disastri di una classe inetta, prossimamente revocheranno il suo diritto alla delega politica, ed i Paesi del sud dell’Europa torneranno a vivere come hanno sempre fatto: arrangiandosi.

È bene che gli economisti ed un certo giornalismo dotto e moralista, capiscano fin da subito che arrangiarsi fa rima con sopravvivenza, che ‘nero’ fa rima con cavarsela, e che ‘la tracciabilità’ non aiuta una famiglia… né il 99% di tutta l’impresa europea (20 milioni di soggetti): quella con meno di 50 addetti per azienda. (Per amore di completezza: l’1% ha fino 250 addetti e lo 0.6%, ovvero 44 mila sempre nell’Europa a 19 Stati, ne ha più di 1000). E già, forse non tutti sanno che… la ‘small and medium enterprise’ non è una peculiarità solo italiana.

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