Che tempo che fa

By Redazione

dicembre 4, 2011 Esteri

La scorsa settimana la notizia della diffusione di nuove mail compromettenti riguardanti la questione del Global Warming ha fatto scalpore ed è stata ripresa da tutti i media internazionali anche se in quelli italiani la cosa è passata quasi sotto silenzio.

Sono più di 5000 infatti le mail che, dopo essere state trafugate dai server dell’università East Anglia, sono state postate su un server russo e rese pubbliche in modo analogo a quanto successo nel 2009 quando il ClimaGate scoppiò per la prima volta. L’università, pur riconoscendo le mail come autentiche, afferma come il materiale non sia nuovo ma sia semplicemente stato estrapolato dalla mole di dati recuperata dagli hacker due anni fa. Ma visto la tempistica con cui queste nuove informazioni sono state rese disponibili, solo pochi giorni prima del summit di Durban, esse non hanno mancato di creare ugualmente un certo scompiglio.

Secondo il New York Times le mail sono molto simili alle precedenti e chiamano in causa gli stessi studiosi coinvolti due anni fa mettendo in mostra, tra le altre cose, i toni malevoli con cui erano commentati i risultati dei colleghi. Phil Jones, climatologo di fama mondiale, per esempio viene accusato di non saper nemmeno usare un semplice programma come Excel per i suoi lavori. Ma non sono le ripicche fra colleghi che fanno discutere: per Myron Ebell, da sempre scettico riguardo le teorie del “climate-change”, queste nuove mail “Sono la palese evidenza che il piccolo gruppo di studiosi che gravitano intorno all’università di East Anglia sono coinvolti in una cospirazione che cerca di fornire una valutazione scientificamente fuorviante riguardo al problema del “global warming”.

Anche la politica di Washington non è rimasta esclusa da queste polemiche tanto che il senatore Repubblicano dell’Oklahoma James M. Inhofe ha usato le notizie rese pubbliche per attaccare l’operato del presidente Obama in materia di Green Economy. “E ‘il momento che l’amministrazione Obama smetta di cercare di resuscitare politiche che portano solo a perdite di denaro senza nessun tipo di guadagno, e si metta invece a lavorare per rilanciare la nostra l’economia”. Il peso politico di queste mail non è cosa da poco, potrebbero infatti dimostrare, o quanto meno insinuare pericolosamente, che tutta la teoria del coinvolgimento dell’uomo nel  riscaldamento globale altro non è che una montatura politica piuttosto che una questione prettamente scientifica. A questo proposito una mail sembrerebbe rivelare come il Dipartimento per l’Ambiente (DEFRA) abbia esercitato continue pressioni sugli scienziati in modo tale che i dati presentati fossero il più cupi e catastrofici possibili per poter poi giustificare l’adozione di drastiche politiche climatiche da parte del governo.

Humphrey/DEFRA:

I can’t overstate the HUGE amount of political interest in the project as a message that the Government can give on climate change to help them tell their story. They want the story to be a very strong one and don’t want to be made to look foolish.

La sovraesposizione della politica, rispetto alla pura e semplice ricerca scientifica, è un fattore talmente presente da essere giudicato come fonte di destabilizzazione dagli stessi studiosi coinvolti. Uno di essi si chiede infatti come tutto questo possa essere un fattore positivo nel lungo termine.

Thorne:

I also think the science is being manipulated to put a political spin on it which for all our sakes might not be too clever in the long run.

Questo nuovo filone di mail contribuirebbe a sbugiardare anche la teoria esposta da Al Gore nel suo libro An Inconvenient Truth secondo la quale il Kilimangiaro starebbe perdendo i suoi ghiacciai a causa del riscaldamento globale.

Nello scambio di mail fra due scienziati, chiamati a studiare il fenomeno, ad emergere è infatti la completa mancanza di dati scientifici a suffragio di questa tesi:

I got Philip Brohan to look at temps there (see attached) and there isnt any convincing consistent recent warming in the station data. […]

Would you agree that there is no convincing evidence for kilimanjaro glacier melt being due to recent warming (let alone man-made warming)?

Una delle cose che due anni fa fece maggior scalpore fu l’ostruzionismo degli studiosi di East Anglia verso tutte quegli scienziati che si dimostravano scettici verso i loro studi. Le mail che stanno continuando ad essere rese pubbliche in questi giorni, invece di confutarle, portano nuova linfa a queste polemiche.

Da una parte emergerebbero infatti gli stretti legami fra Alex Kirby della BBC e Phil Jones (quello che non sapeva utilizzare Excel) che “consiglia” all’amico di non dare troppo spazio mediatico alle teorie degli scettici; dall’altra continuano ad emergere i metodi poco ortodossi con cui si cercava di mettere a tacere voci contrastanti all’interno della comunità scientifica.

Naturalmente, vista la mole di mail e di dati messa a disposizione della rete, nuovi retroscena verranno fuori giornalmente e andranno ad ingrossare le fila di una polemica che forse non vedrà mai la fine. In questo contesto è dunque facile immedesimarsi nell’animo di questo studioso che si domanda quale sarà il destino del suo gruppo di ricerca se un giorno si venisse a scoprire che le azioni umane non hanno interferito con il global warming.

Wils:

What if climate change appears to be just mainly a multidecadal natural fluctuation?

They’ll kill us probably.

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