Un Pd “sproporzionale”

By Redazione

dicembre 3, 2011 politica

Il 26 novembre, all’iniziativa della sua corrente “Inizia una stagione nuova”, Dario Franceschini ha identificato tre progetti che il Parlamento dovrebbe realizzare in quel che resta della legislatura: Senato federale, nuovi regolamenti parlamentari ed una nuova legge elettorale. Una proposta che, se fosse ascoltata, potrebbe ridare vita e protagonismo al Parlamento, contribuendo a ricostruire l’autorevolezza di una delle istituzioni che più hanno sofferto gli effetti nefasti di una brutta legge elettorale come il Porcellum.

Potremmo chiudere qui, rasserenati dall’impegno istituzionale del capogruppo del PD alla camera a farsi sostenitore di 3 punti di attività parlamentare, ma non si può ignorare lo stridio acuto, simile ad un graffio su di una lavagna del proseguo del ragionamento: “Il PD ci sarà, qualsiasi sia la legge elettorale, proporzionale o maggioritaria. Ad ogni modo, l’obiettivo della nuova legge elettorale, anche se proporzionale, è quello di liberarci dalle gabbie delle alleanze; dobbiamo avere un sistema in cui le alleanze si scelgono e non si subiscono.”

E’ un messaggio? E’ lo spirito dei Natali passati che è venuto a farci visita? La proposta all’Italia fatta dal capogruppo del Partito Democratico alla Camera si trasforma in una proposta rivolta al partito, ai partiti. E’ un richiamo al tempo in cui i governi erano il frutto di discussioni a porte chiuse, di una legittimazione completamente affidata al risultato elettorale dei partiti alle elezioni, di elettori privati della possibilità di sapere al momento del loro voto per quale governo stavano votando.

Lo scopo della riforma della legge elettorale dovrebbe essere quello di ricostruire una legittimazione nitida tra eletto ed elettore, di riconfermare che nel momento di espressione del voto non si sta semplicemente riaffermando un’identità politica, ma soprattutto quale progetto politico si reputa migliore per il bene proprio e di tutti. Nessuna riforma elettorale potrà contribuire al futuro dell’Italia se non sarà pensata in funzione dei cittadini e non al beneficio dei partiti.

Vogliamo veramente un PD che esista nonostante tutto? La cui classe dirigente sia sempre tutelata dalla solida esistenza di una struttura politica organizzata, indipendentemente dai risultati che fa propri? Non dovremmo invece desiderare un partito che viva in funzione dell’Italia e dei suoi cittadini, che sia capace non di ascoltare i propri elettori ma di rappresentarli?

La fase politica che in molti vogliono già dichiarare chiusa con la caduta del governo Berlusconi non è conclusa, prova ne sono queste dichiarazioni, dimostrazione della scelta incompiuta tra una Repubblica dalle istituzioni forti e legittimate dai cittadini e la vecchia repubblica dei partiti. Non possiamo aspettare il fantasma dei Natali futuri perché dia ragione all’una o all’altra è urgente chiarire a quale Italia vogliamo affidare il nostro futuro ed agire per realizzarla.

qdRmagazine.it

 

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