La rivoluzione è alla frutta

By Redazione

dicembre 3, 2011 Esteri

Fine dei sogni: la rivoluzione di Piazza Tahrir al Cairo è alla frutta. Letteralmente: perché i manifestanti, ancora accampati, si sono scontrati con venditori ambulanti ormai stanchi della continua occupazione e nello scontro sono rimaste ferite 79 persone. Politicamente: i partiti laici e democratici, protagonisti della piazza, potrebbero uscire con le ossa rotte dalle urne.

Gli exit polls, infatti, danno vincente il partito islamico Libertà e Giustizia, addirittura col 47% dei consensi. E la seconda forza sarà, stando alle previsioni, la coalizione dei salafiti, i fondamentalisti più radicali. I laici del Blocco Egiziano arriverebbero appena terzi.

E la minoranza cristiana copta inizia ad avere paura. La rivoluzione di Piazza Tahrir è alla frutta. Nel senso letterale del termine: i manifestanti, accampati da quasi due settimane, non volevano che i venditori ambulanti ricominciassero a offrire frutta, verdura e altri beni ai passanti e hanno cercato di scacciarli in malo modo dalla piazza.

Ne è scaturito uno scontro violento, in cui è dovuta intervenire la forza dell’ordine con mano pesante. I feriti sono 79. E’ un episodio di violenza gratuita che ha chiuso un ciclo elettorale (urne chiuse da martedì sera) e uno politico. La rivoluzione di Piazza Tahrir, laica e democratica, è alla frutta anche da un punto di vista strategico: chiedeva il boicottaggio del voto e gli egiziani hanno affollato le urne (l’affluenza è stata dell’80%), voleva le dimissioni del Consiglio Supremo delle Forze Armate (Scaf) e non è stata ascoltata, premeva per il rinvio delle elezioni e non l’ha ottenuto, mirava una trasformazione in senso democratico e secolare del Paese e invece, da quel che si sa, i nuovi padroni del Nilo saranno gli islamici.

La rivoluzione che tutti hanno sognato, soprattutto in Occidente, non c’è stata. Nell’Egitto del dopo-Mubarak domineranno, ancora per un anno, i militari dello Scaf, promossi a suo tempo dal vecchio dittatore, mai eletti, non responsabili di fronte al popolo. In compenso, sotto di loro, nel nuovo parlamento (che dovrà eleggere il Consiglio Costituzionale), si prepara il vero futuro: una maggioranza schiacciante islamica.

I risultati saranno diffusi solo oggi dalla commissione elettorale. Ma le prime proiezioni parlano chiaro: il partito di maggioranza, con oltre il 47% dei voti, risulterebbe essere Libertà e Giustizia, emanazione politica dei Fratelli Musulmani. Il secondo arrivato sarebbe ancor più fondamentalista: è la coalizione dei partiti salafiti, che si sono separati da Libertà e Giustizia ritenendolo troppo moderato e graduale nel suo programma di edificazione di uno Stato islamico.

I laici arriverebbero solo terzi: il Blocco Egiziano, che li raggruppa un po’ tutti, sarebbe arrivato appena al 22% dei voti, stando alle proiezioni pubblicate ieri pomeriggio. Mohammed Morsi, leader di Libertà e Giustizia, pregusta il governo: “Sarà la maggioranza parlamentare che uscirà dalle urne – ha dichiarato ieri – a formare il nuovo esecutivo”.

Logico: è democrazia. A scapito della libertà, però. I copti (10% della popolazione), già perseguitati, ora temono il peggio. Se non si sentivano abbastanza protetti dal vecchio regime, il nuovo potrebbe includere direttamente i più attivi persecutori.

Opinione.it

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