La nostalgia è una trappola

By Redazione

dicembre 3, 2011 Cultura

Anche quest’anno è arrivato. Un film di Woody Allen c’è sempre. E’ dal 1969, anno in cui uscìPrendi i soldi e scappa, che ne esce uno. Dal 2005 (fatta eccezione del breve ritorno all’amata New York per girare “Basta che funzioni”) Allen ha girato tutte le sue pellicole in Europa. La grigia Londra ha fatto da sfondo a ben quattro film, nei quali il regista si è confrontato su temi come il tradimento, la menzogna, le relazioni pericolose, il delitto e il (non sempre conseguente) castigo. Il set si è poi trasferito a Barcellona, dove la città è diventata complice di un passionaleménage à trois, con sfumature romantiche.

Quest’anno Woody cambia di nuovo città e paese, ma decide comunque di rimanere nel Vecchio Continente. Sceglie Parigi, per ambientare la sua nuova commedia romantica. Una definizione che sminuisce il lavoro del regista newyorkese: è vero che il tono è leggero, è vero che anche Allen subisce il fascino romantico, a tratti smielato, della “capitale dell’amore”, ma è anche vero che durante il film si respira un’aria poetica eretròtale da rendere impossibile catalogarla con sbrigative etichette.

Il film racconta la storia di Gil, sceneggiatore hollywoodiano e aspirante scrittore in vacanza a Parigi con la futura moglie, bella bionda, superficiale e poco sognatrice. Durante le passeggiate notturne in solitaria per i vicoli di Parigi, Gil viene catapultato nella Parigi degli anni ’20, in cui si ritrova a bere nei caffè discutendo di pittura con Salvator Dalì (interpretato da uno straordinario Adrian Brody), di scrittura con Ernest Hemingway e a scatenarsi alle feste organizzate da Francis Scott e Zelda Fitzgerald. Questi incontri lo porteranno a rivedere la sua vita, a ripensare le sue scelte professionali. Ma soprattutto gli ricorderanno quali erano i suoi sogni. Owen Wilson nei panni del protagonista californiano, bello e biondo ci regala un’interpretazione raffinata, credibile e tormentata quanto basta, di un personaggio pieno di lievi sfumature in cui non possiamo non riconoscere alcuni aspetti dello stesso regista.

La pellicola è indubbiamente una spassionata dichiarazione d’amore nei confronti di Parigi, vista con gli occhi di un turista americano. Nonostante il rischio di cadere nella banalità riguardo alla scelta di alcune location (come il classico mercatino di vecchi vinili usati), quando si esce dalla sala  viene voglia di andare a Parigi, di sederti ad un caffè di Montmartre, nella speranza di incontrare qualche artista scapestrato con cui discorrere di arte e di amori finiti male.

Senza voler svelare niente del finale, il film  insegna che la nostalgia in realtà è una trappola, è un modo per  non lottare contro l’infelicità della nostra vita. Nonostante i toni siano sicuramente più ottimisti rispetto alle amare commedie di Allen, rimane il dubbio: saremo mai veramente soddisfatti del nostro presente? Ci sentiremo mai adeguati agli anni in cui viviamo?

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