Il marco svizzero

By Redazione

dicembre 1, 2011 Esteri

Il piano B della Germania di Frau Merkel per smarcarsi dalla crisi dell’Euro? Tornare a stampare marchi. Una mossa che il primo ministro tedesco avrebbe ordinato di fare in gran segreto. E all’estero, per giunta, dal momento che ai paesi aderenti all’Euro è tassativamente vietato stampare il vecchio conio.

E’ questo il rumor (termine anglosassone che nel caso specifico sarebbe da tradursi, molto probabilmente, con l’italianissimo “bufala”) che nelle ultime settimane anima, e diverte, la rete degli insaziabili complottisti del web. In particolar modo, quelli svizzeri. Già, perché la tipografia incaricata di ridare vita alla vecchia moneta teutonica sarebbe situata proprio nel Canton Ticino. Del resto, in Svizzera, si stampano già per commissione dei rispettivi stati rubli russi e dong vietnamiti. La nazione elvetica avrebbe dunque tutte le carte in regola per fare alla bisogna della exit strategy di Berlino.

La notizia è stata ripresa da “Il Caffè”, domenicale elvetico in lingua italiana che vanta un buon seguito nell’area ticinese. Secondo quanto riporta la testata, che ha anche una sua edizione on-line, la notizia sarebbe già stata diffusa in passato dal tabloid inglese Daily Express, quindi ripresa dal Washington Times e poi ancora dal nostrano Milano Finanza. Se si prova a cercare una qualche forma di riscontro su Internet, si finisce immancabilmente per impigliarsi in una serie pressoché infinita di blogger che non fanno che riprendere la “notizia” l’uno dall’altro, in un’infinita catena di Sant’Antonio nella quale risulta pressoché impossibile ritrovare il mittente originario. Ma, tant’è, la storiella è curiosa a sufficienza per solleticare i dietrologisti 2.0.

Tutto sommato, potrebbe persino diventare un’idea per sistemare i guai di casa nostra. La cara vecchia lira sarà stata anche buona a malapena per comprare i carciofi al mercato rionale, ma di sicuro era un toccasana per le esportazioni. E, visti gli sguardi in tralice che gli altri membri dell’euro solitamente rivolgono alla nostra economia, probabilmente a nessuno verrebbe in mente di protestare se decidessimo di compiere il grande balzo (indietro). Il problema resta il “dove”. Dove, cioè, tornare a stampare segretissimamente Montessori, Bellini, Volta, Caravaggio, Raffaello e compagnia. Tra San Marino, Città del Vaticano e, perché no?, pure il Principato di Seborga, l’Italia avrebbe l’imbarazzo della scelta. I tipografi della Rocca e di Oltretevere sono in allerta. Chissà che al professor Monti, tra una patrimoniale e una manovra lacrime e sangue, non venga in mente di fare loro una telefonata (segretissima, ovviamente) nel cuore della notte. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *