Elogio dell’ichinismo

By Redazione

novembre 30, 2011 politica

Pietro Ichino è certamente un uomo di sinistra. In passato dirigente della Fiom-Cgil, responsabile del coordinamento servizi legali della Camera del lavoro di Milano e deputato del Pci, attualmente è senatore del Pd. Da anni ha posto alla base della sua attività di ricerca la questione di una riforma del mercato che possa – parole del senatore democratico – “superare il regime diapartheidfra lavoratori protetti e non protetti”. E come si supererebbe, secondo Ichino, la suddetta disparità di trattamento? Attraverso la modifica dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori. Per gran parte della sinistra, però, l’art. 18 è un totem intoccabile. Se poi ad immaginare un superamento di tale disposizione legislativa è un professore di diritto del lavoro con un curriculum politico del genere, le accuse di eresia, provocazione e tradimento sono e saranno sempre all’ordine del giorno.

Ma il disegno di legge del giuslavorista piddino potrebbe essere un’immensa occasione per costruire  un mercato del lavoro nuovo, che possa realmente emancipare dal giogo dello sfruttamento post-moderno migliaia di stagisti, lavoratori a progetto e autonomi fasulli. Ma andiamo con ordine: anzitutto le modifiche alla normativa vigente si applicherebbero solo ai nuovi assunti, per gli altri resterebbe in vigore la vecchia disciplina del reintegro giudiziale. Quindi, per i nuovi licenziamenti il controllo giudiziale verrebbe sostituito dalla responsabilizzazione dell’impresa per la ricollocazione del lavoratore (ovviamente il controllo giudiziale rimarrebbe in vigore nei casi di discriminazione). In questo modo si instaurerebbe tra l’impresa e il lavoratore licenziato un contratto di ricollocazione e verrebbe elargito al lavoratore un trattamento complementare di disoccupazione tale da garantire per il primo anno il 90% dell’ultima retribuzione, l’80% il secondo anno, 70% il terzo. Dall’altro si attiverebbe il servizio dioutplacement e di riqualificazione professionale, volto a ricollocare al più presto il lavoratore licenziato. Il lavoratore verrebbe pertanto affidato ad un’agenzia scelta dall’impresa, che lo assisterebbe nel percorso di ricerca e riqualificazione.

In realtà, il senatore Ichino non si è inventato nulla. Ha semplicemente trasposto nel suo disegno di legge il modello dellaflexsecurity vigente nei paesi scandinavi. Di certo non si può accusare la Danimarca di essere l’avanguardia del neo-liberismo più sfrenato, anzi. Oltretutto, in questo modo l’assunzione a tempo indeterminato diventerebbe la norma, non l’eccezione e andrebbero così a scomparire quelle odiose forme di assunzione in voga negli ultimi anni: Non esisterebbero più lavoratori di serie B o C. La protezione sociale sarebbe garantita dal percorso di riqualificazione e non più dal desueto sistema della cassa integrazione. Il lavoratore non verrebbe più pagato per non prestare la sua attività bensì sarebbe riqualificato verso un’altra professione.

Insomma, per quei giovani sempre più tagliati dai processi produttivi, la proposta Ichino potrebbe essere una vera manna dal cielo. Bollare le sue idee di destra pare francamente ridicolo. E’ vero esattamente il contrario. Chi si pone il problema di modificare lo status quo inefficiente è per forza di cose un riformista di sinistra. E la sinistra, prima o poi, dovrà interrogarsi su un punto: i garantiti sono e saranno tali. I disoccupati, i lavoratori a progetto, gli stagisti e i co.co.co non sono niente.

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