Quando Ichino accusò Martone

By Redazione

novembre 29, 2011 politica

Ieri Europa, quotidiano del Pd attento alle istanze delle minoranze interne al partito, pubblicava un comunicato di Pietro Ichino. Il senatore, liquidato dal responsabile economico della segreteria Bersani, Stefano Fassina, come “rappresentante del 2% del partito”, ha risposto a muso duro alle critiche del compagno:

«Il due per cento del Pd di cui parla Stefano Fassina sarà anche piccolo, ma è potentissimo: è riuscito a prendersi la maggioranza dell’intero gruppo dei senatori democratici, tra i quali due vicepresidenti del senato, poi i leader delle due grandi minoranze del partito, Walter Veltroni e Ignazio Marino, il vicepresidente del partito Ivan Scalfarotto, l’intera associazione Liberal Pd presieduta da Enzo Bianco; riesce persino a infiltrarsi tra le file della maggioranza contagiandone esponenti di primo piano come Enrico Letta, Massimo D’Alema e Giuliano Amato».

Ichino si fa forte del fatto che le sue proposte in materia economica e di mercato del lavoro intercettano assai più di quelle del socialisteggiante Fassina le tendenze espresse nei primi giorni di vita dal governo guidato da Monti. Che ieri, dopo una seduta lampo del Consiglio dei ministri, ha sfornato i nomi dei vice e dei sottosegretari che integreranno i tecnici alla guida del paese. Molti sconosciuti al grande pubblico, qualche sorpresa per gli addetti ai lavori. Ichino deve essere sobbalzato sulla sedia quando ha letto nella casella strategica di viceministro al Lavoro il nome di Michel Martone. Non tanto per l’incerta competenza. Martone, “soli” trentasette anni, conosce il web, che mette in ordine sul suo blog, dice di amare Hendrix, Sophia Coppola e consiglia letture tra Jared Diamond e Italo Calvino. Ma insegna anche all’Università di Teramo, alla Luiss e alla Scuola superiore di pubblica amministrazione, oltre a essere un apprezzato columnist di Riformista e Sole24ore.

Il giuslavorista milanese deve aver trasalito perché proprio Martone, da ieri braccio destro del ministro competente sulle materie d’interesse di Ichino, fu il destinatario di una interrogazione al vetriolo che un anno fa Ichino, insieme ai colleghi liberal Zanda e Morando, rivolse al ministro Brunetta.

Era successo che Martone aveva ricevuto un contratto di consulenza presso il ministero della Funzione pubblica. 40.000 euro lordi per il 2010. Fino a qui nulla di strano. Ma Ichino contestava al ministro e al suo consulente due anomalie. La prima: in un periodo di crisi e nonostante le polemiche di tagli indiscriminati, Brunetta decideva di stanziare migliaia di euro per una consulenza che aveva per oggetto “la valutazione degli aspetti giuridici inerenti alla fattibilità degli interventi in materia di digitalizzazione ed informatizzazione del settore pubblico nei Paesi terzi”. In pratica cercare di capire come la legge ungherese o uruguagia permettesse di sostituire nei ministeri le macchine da scrivere con i pc. La seconda: Michel Martone si trovava in stretto legame di parentela con il “dott. Antonio Martone, presidente della Commissione per la Valutazione, l’Integrità e la Trasparenza delle Amministrazioni pubbliche (Civit), ovvero dell’Autorità indipendente preposta anche a funzioni di garanzia del corretto funzionamento dell’intera Funzione pubblica”. Nello specifico, era – ed è – il figlio.

Spreco di denaro pubblico e inopportunità che un controllato assumesse il figlio del controllore. Martone e Brunetta utilizzarono gli stessi argomenti per rispondere all’interrogazione. Secondo gli interessati, Martone non si occupò solamente dei sistemi tecnico-giuridici di Angola e Perù, ma coadiuvò il ministro in tutta una serie di intense attività di organizzazione e programmazione del ministero per 18 lunghi mesi (i testi completi delle risposte sono reperibili sul blog di Ichino). Inoltre, mentre il contratto ministeriale era datato settembre, il padre aveva assunto l’incarico al Civit solo due mesi dopo.

Facile la risposta di Ichino, a chiosa di una vicenda nella quale Martone (Michel) non si risparmiò dal sollevare dubbi di invidia personale e accademica da parte del senatore. Martone era sì stato assunto a settembre, ma per soli tre mesi, sostenne il senatore. Il contratto era stato rinnovato con l’inizio dell’anno nuovo. Nel frattempo il prestigioso incarico conferito al padre avrebbe dovuto suggerire l’inopportunità di tale rinnovo. Per di più, il figlio del garante della “Trasparenza delle amministrazioni pubbliche”, aveva contratto un rapporto di consulenza che non si era sviluppato minimamente nella direzione prefigurata dalla documentazione resa pubblica (la “digitalizzazione ed informatizzazione del settore pubblico nei Paesi terzi”), ma si era occupato di tutt’altro. E tanti saluti alla trasparenza.

Se Ichino era convinto che le sue idee avrebbero trovato agibilità nell’esecutivo Monti, l’antipatia, reciprocamente coltivata, con il nuovo viceministro al Lavoro potrebbe costituire un ostacolo di non poco conto. E potrebbe rafforzare il partito di Fassina.

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