Boeri e il dossier Expo

By Redazione

novembre 28, 2011 politica

Galeotto fu l’Expo e chi lo volle. A sei mesi dal suo insediamento, la giunta Pisapia inciampa e vacilla proprio sull’Esposizione Universale che atterrerà a Milano nel 2015. Da un lato, le continue rivendicazioni dell’assessore Stefano Boeri, titolare della Cultura e della delega all’Expo. Dall’altra il sindaco Pisapia, che sull’Expo vorrebbe chiudere la partita senza polemiche, e si ritrova invece la guerra in casa. Portata, tra l’altro, dall’uomo forte del Pd.

I primi attriti tra il sindaco arancione e l’assessore alla cultura con delega Expo si erano verificati nel giugno scorso, a giunta appena insediata. Motivo del contendere: la realizzazione dell’Orto Planetario, il primo parco agroalimentare al mondo, da inserirsi proprio nel contesto territoriale in cui verrà realizzata l’esposizione universale milanese, e considerato un tassello imprescindibile da Boeri.  Pochi giorni fa, sindaco e assessore si sono di nuovo trovati ai ferri corti. Stavolta per il ruolo del Comune di Milano nella realizzazione dell’Expo. Un ruolo che Boeri ha considerato marginale, addirittura residuale a quello della Regione Lombardia. «Non è così che si governa un evento come Expo. Non c’è assolutamente equilibrio tra i ruoli soggetti in causa» aveva dichiarato Boeri. «Le esposizioni universali sono sempre state promosse e governate dalle città. E’ lo stesso statuto di Expo a prevederlo. Sono convinto che dobbiamo rivendicare che siano proprio Milano e i suoi cittadini ad avere la guida politica e delle procedure». La gestione dell’evento è affidata alla Expo 2015 spa, di cui fanno parte Comune e Provincia di Milano, Regione Lombardia, ma anche Ministero dell’Economia e Camera di Commercio di Milano. Ma, stando a sentire Boeri, a poter fare la voce grossa al tavolo è solo Palazzo Lombardia.

L’Expo di Milano aprirà i battenti il 1° maggio del 2015, e da lì sarà tutta una lunghissima tirata fino al 31 ottobre. E per sei mesi Milano diventerà l’ombelico del mondo. L’area scelta per ospitare l’evento è quella a nord-ovest del capoluogo lombardo, nel territorio dei comuni di Rho e Pero: 110 ettari limitrofi al polo espositivo di Fiera Milano, la “creatura” dell’archistar Massimiliano Fuksas. La proprietà dell’area è della Arexpo Spa, le cui quote sono detenute da Regione Lombardia e Comune di Milano, ciascuna con il 34,6%; dalla Fondazione Fiera Milano, con il 27,7%; dalla Provincia di Milano e dal Comune di Rho.

Per Milano, ma anche per l’intera Italia, ospitare l’Expo significa ovviamente godere di un’opportunità eccezionale. Specie in un periodo di “vacche magre” come quello della crisi che il mondo intero sta attraversando. Per farsene un’idea più chiara, basta spulciare alcuni dei numeri che vengono sbandierati nelle proiezioni. Come i 20 miliardi di euro e più di investimento necessari a realizzare l’Esposizione, le vie di comunicazione da e per l’Expo, e tutte le necessarie infrastrutture collaterali. O i 70mila posti di lavoro che si stima verranno creati nel quinquennio 2010-2015. O ancora il +10% che registrerà il fatturato dell’imprenditoria milanese, con un incremento di ricavi di 44 milioni di euro. Per non parlare dei 29 milioni di turisti che arriveranno a Milano, per una media giornaliera di presenze che tocca i 160mila visitatori.

Inevitabile dunque la presenza di un fronte no-Expo, agguerrito ancorché marginale nell’influenzamento dell’opinione pubblica, che raccoglie consensi dalla sinistra radicale alla variegata realtà dei Nimby. Sono i noExpo in particolare a puntare il dito in questi mesi contro gli interessi economici della criminalità organizzata in ballo per appalti e progetti. Per non parlare delle devastazioni territoriali che, a loro dire, una simile opera porterà con sé.

Ma tra polemiche, contestazioni, intoppi e rallentamenti, i lavori vanno avanti. Ci si attende la presenza di oltre 170 paesi, assieme alle grandi organizzazioni internazionali. Come ad esempio le Nazioni Unite e la loro agenzia alimentare, la FAO, che hanno già confermato entrambe la propria partecipazione. Per il momento, sono state 62 le nazioni che hanno già prenotato un posto in prima fila all’expo milanese. Tra esse, Cina, Svizzera, Russia, India, Germania, Spagna e Turchia. Persino Micronesia, Paloau, Sri Lanka, Nepal e Santa Lucia hanno già fatto sapere che non mancheranno.

Ma la vera curiosità sono i nomi “di peso” che ancora mancano all’appello: primi fra tutti gli Stati Uniti. Che, guardacaso, alla candidatura di Milano avevano espresso ben tre città rivali: New York, Las Vegas e Atlanta. Tutte e tre, però, si erano presentate in ritardo all’appello per la consegna della documentazione necessaria. Che il ridursi all’ultimo minuto sia una moda d’Oltreoceano o una forma di ripicca, non si sa. Sta di fatto che la Turchia, unica vera rivale nella “finalissima” con l’Italia, da questo punto di vista si è dimostrata molto più sportiva. Tra i “grandi assenti” spiccano anche Giappone, Canada, Francia, Gran Bretagna e Brasile. Tranquilli, arriveranno anche loro. C’è ancora tempo per prenotare la propria poltronissima. E, di sicuro, nessuno vorrà perdere l’occasione di mettere in mostra i gioielli di famiglia nella più grande vetrina delle meraviglie nazionali che il mondo possa offrire. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *