Apologia del Tea Party

By Redazione

novembre 28, 2011 politica

Un illustre studioso e uomo politico italiano definì con queste parole il termine libertà: ”La libertà significa il diritto di essere eretici, non conformisti di fronte alla cultura ufficiale e che la cultura, in quanto creatività sconvolge la tradizione ufficiale”. Sabato 26 novembre un drappello di eretici provenienti da tutta l’Italia si è radunato in Piazza San Babila, a Milano, per lanciare una sfida, creativa e propositiva, al modello rappresentato dallo Stato-Leviatano. La giornata è scivolata via in tutta tranquillità e ognuno ha potuto dire la sua parlando da un palco allestito per l’occasione, in un clima di grande serenità e civiltà.

Il Tea Party italiano ha così concretizzato dopo numerosi dibattiti e aperitivi letterari  la prima uscita in una pubblica piazza: ed è stato un piccolo successo, degno del più bel prodotto made in Italy. Con il solo ausilio della rete e di tante persone dotate di buona volontà per qualche ora Piazza San Babila ha assaporato lo sconvolgente gusto della libertà. Molti i giovani, svegli e preparati, che hanno lanciato un preciso avvertimento al governo Monti: no a nuove tasse, no a Ici e patrimoniale. Sì al dimagrimento dello Stato, tagli allo spreco delle pubbliche amministrazioni, dismissioni del patrimonio statale. Lo Stato, questo grande debitore che pretende che siano gli sfortunati cittadini a pagare il suo debito, contratto in tanti anni di malaffare politico e gestione dissennata delle risorse.

Un controcanto di libertà quello dei Tea Party rispetto al materiale che circola oggi sui media dove invece si vuole far credere che a pagare ancora debbano essere sempre e solo i cittadini, e, con la scusa di beccare gli evasori, finiscano per rimetterci come al solito i cittadini onesti, vessati e tartassati che già pagano un conto salato. Chi era presente a San Babila ha dimostrato che in questo paese ci sono ancora persone che credono in un pensiero anticonformista, libero e liberale, lontano dai finti perbenismi, dalla vulgata statalista e socialistoide che, in questi tempi di crisi, la fa da padrona nei giornali e nei talk show televisivi. Questi giovani hanno dimostrato soprattutto coraggio e fiducia in idee che oggi sono ancora minoranza in questo Paese, ma che potranno e dovranno diventare maggioranza se gli italiani vorranno ancora avere un futuro come Nazione. La borghesia creò i parlamenti e lo Stato-Nazione per difendersi dallo strapotere delle monarchie. Oggi quelle forze che rappresentano ciò che rimane del ceto medio, della piccola impresa, delle partite iva e dell’artigianato, dei tanti lavoratori dipendenti, devono proteggersi dallo strapotere di una nuova casta di burocrati e dirigenti pubblici che lo Stato ha creato. Qualcosa si sta muovendo: una rivoluzione lunga un sogno è in arrivo.

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