Acqua bene comune?

By Redazione

novembre 28, 2011 politica

Sabato 26 novembre i movimenti per l'”Acqua bene comune” sono scesi in piazza per chiedere il rispetto dell’esito del referendum del 13 giugno. Ad aprire il corteo lo striscione “Ripubblicizzare l’acqua. Difendere i beni comuni”. I manifestanti hanno voluto ribadire la tesi secondo cui la volontà espressa con il referendum non è a disposizione di nessun governo, politico o tecnico che sia, e per qualsivoglia maggioranza parlamentare, lanciando altresì la campagna di obbedienza civile “Il mio voto va rispettato”.

L’acqua, anzitutto, non va ripubblicizzata nella misura in cui a nessuno è mai venuto in mente di privatizzarla: un conto è la proprietà, un altro l’affidamento della gestione del servizio. Oltretutto, l’art. 75 della Costituzione, al secondo comma, statuisce che “non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali”. Il Costituente ha voluto così escludere dalle consultazioni referendarie tutti gli atti legislativi costituzionalmente protetti. Il referendum abrogativo, pertanto, è parificato alla normativa ordinaria. Sotto l’aspetto giuridico, quindi, non vi è alcun vincolo per il legislatore futuro.

Ma v’è di più. La normativa europea permette comunque di affidare la gestione dei servizi pubblici locali (tra cui l’acqua) ai privati tramite gara ad evidenza pubblica. Ora, le fonti di diritto comunitario hanno pieno riconoscimento costituzionale ex art. 11. Che recita: “L’Italia […] consente, in condizioni di parità con gli altri stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”. Inoltre, la Corte Costituzionale, con l’adesione ad una celeberrima sentenza della Corte di Giustizia Europea, si è conformata al cd. principio della disapplicazione: ovverosia, “in forza della preminenza del diritto comunitario, il giudice nazionale, incaricato di applicare, nell’ambito della propria competenza, le disposizioni di diritto comunitario, ha l’obbligo di garantire la piena efficacia di tali norme, disapplicando all’occorrenza, di propria iniziativa, qualsiasi disposizione contrastante della legislazione nazionale, senza doverne chiedere o attendere la previa rimozione in via legislativa”. Il caso dell’acqua rientra appieno in tale fattispecie.

La progressiva riduzione del debito e l’auspicato e ambizioso raggiungimento del pareggio di bilancio nel 2013 non potrà avvenire esclusivamente mediante un aumento ulteriore dell’imposizione fiscale. Accanto a Imu e mini patrimoniale, il Governo Monti accelererà le liberalizzazioni dei servizi pubblici locali. Non solo perché tecnicamente obbligato dalla legislazione europea ma anche e soprattutto per innestare quel meccanismo virtuoso legato ai concetti di concorrenza e mercato. Potrebbe essere un’occasione, forse l’ultima.

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