Il ministro e la scrivania scomparsa

By Redazione

novembre 27, 2011 politica

Chi si è imboscato la scrivania di Togliatti? «Non l’ho vista, ma ho chiesto di recuperarla. La stiamo cercando». E’ questo il “caso” che affligge la mente del neoministro alla Giustizia, Paola Severino. Un caso che la ministro vuole assolutamente risolvere. Non la riforma dell’ordinamento giudiziario, non la responsabilità civile e penale dei magistrati, non questa o quella revisione delle procedure: il problema più grande della Giustizia italiana è che manca una scrivania. Parola di ministro.

Secondo quanto riporta l’Adnkronos, il ministro Severino ha palesato il suo cruccio del momento quest’oggi, incontrando la stampa durante un brindisi informale presso la sede del Ministero. Lo ha fatto rispondendo alla domanda di un cronista indiscreto sul “giallo” della scrivania che era stata di Palmiro Togliatti quando, nel 1946, sedeva nello studio di via Arenula, che Oliviero Diliberto fece restaurare quando era Guardasigilli, e di cui poi si sono perse le tracce.

E così è scattata la quest per ritrovare il cimelio appartenuto al più sovietico (anche all’anagrafe) dei guardasigilli italiani. L’unico ministro nella storia della Repubblica (oltre Bossi, forse) ad aver dichiarato apertamente di preferire una cittadinanza straniera a quella italiana, per non doversi sentire, parole sue, «un miserabile mandolinista». Che Togliatti abbia mai suonato davvero il mandolino, e se sì, dove sia finito il preziosissimo strumento musicale, compagno di mille rivoluzionarie avventure, non è dato saperlo. Però una scrivania, quella da Ministro di Grazia e Giustizia, “il Migliore” l’ha avuta di sicuro. E la Severino è determinatissima a ritrovarla.

«Sono entrata in una stanza gigantesca – ha riferito il ministro alla stampa – con una sedia di legno, scomoda fisicamente oltre che idealmente».  Dura lex, cadrega quoque. «Quella che c’è non mi è sembrata la scrivania che avevo visto molti anni fa quando c’era il ministro Vassalli, che mi disse che era la scrivania di Togliatti. Sono simboli storici, non mi sognerei mai di cambiarli». E dunque «anche la scrivania è giusto che torni la suo posto». Quel che giusto è giusto.

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