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By Redazione

novembre 27, 2011 politica

Chiariamolo subito. Nigel Farage non sarà il salvatore (euroscettico) del Vecchio Continente nè l’eroe politically uncorrect chiamato a sconfiggere i poteri forti con un paio di sermoni su Youtube. L’eurodeputato, leader dell’Uk Independence Party, ha sparato ad alzo zero su Van Rompuy, Rehn e compagnia cantante, accusandoli di essere corresponsabili della gravissima crisi attuale e di aver imposto governi fantoccio in Italia come in Grecia.

Quel Farage ambasciatore della destra conservatrice, anti-europeista, abortista della moneta unica e via discorrendo, ha cercato il colpo a effetto ricevendo migliaia di feedback di internauti estasiati. Al netto dell’orgoglio patriottico e dell’ormai utopica concezione degli ‘stati-nazione’, il roboante discorso tocca dei tasti dolentissimi su cui troppo spesso, ultimamente, l’opinione pubblica ha dolosamente taciuto.

Sul tavolo infatti, bruciano temi come la mancanza di legittimazione democratica dei leader Ue e la loro schiacciante responsabilità in questa crisi. “Dovreste essere licenziati”, ammonisce Farage e non ha tutti i torti. Non si può pensare che i colpevoli siano semplicemente dei capri espiatori scelti nel mazzo tra i vari Berlusconi e Papandreou, declassati in fretta e furia ad agnelli sacrificali per un’improbabile resurrezione europea. Non è sintomo di onestà intellettuale scaricare ogni colpa sui mercati che agiscono indisturbati mentre nelle stanze dei bottoni dell’Europa sorseggiano del buon vino e spediscono i soliti comunicati per “sollecitare” gli stati membri.

Le responsabilità ci sono, oggi ancor di più evidenziate dall’imbarazzante debolezza delle istituzioni continentali (la Bce su tutte) davanti alla crisi economica. L’operato a tinte fosche dell’Unione Europea ha commesso un grave errore mettendo in naftalina i princìpi di democrazia e solidarietà su cui ha costruito le proprie fondamenta. Un atteggiamento dispotico che, con le sua elite al potere e le tecnocrazie illuminate, fa il gioco degli antieuropeisti, mettendo a dura prova la tenuta della baracca continentale.

L’Europa c’è ed è una risorsa straordinaria se solo qualcuno si ricordasse ancora a cosa serva, come e perché. Non c’è più spazio per nostalgie di sorta nè per pericolosi salti nel buio del passato. L’adesione volontaria dei singoli stati alla famiglia europea ha giustamente comportato una limitazione della loro sovranità nazionale. Le leggi comunitarie prevalgono su quelle italiane, l’obiettivo è l’unità sovranazionale e l’apertura reciproca nell’ottica di uno scopo comune e superiore. Purchè esso, insieme all’idea di Europa democratica, non continui ad essere distorto da un manipolo di burocrati meglio-pensanti.

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