La democrazia della Bce

By Redazione

novembre 26, 2011 politica

In principio fu la “democrazia diretta”. La inventarono i greci, quelli che oggi sono presi a schiaffi dall’Europa che conta, ma che a quel tempo presero a schiaffi persino i persiani che erano un po’ gli americani di allora. La democrazia diretta dava “direttamente” al popolo il potere esecutivo e legislativo, ma non durò a lungo, solo il tempo necessario ad aiutare il formarsi di una delle civiltà superiori nella storia dell’umanità. Con approssimazione, potremmo dire che è morta perché non poteva essere pensata al di fuori delle mura di una polis; e in fondo anche al di dentro, visto che degenerava troppo spesso in oligarchia e tirannia. Oggi viene richiamata solo nelle utopie demenziali di piazze frustrate (fisiche o virtuali) ma è più folklore che altro.

Molti secoli dopo arrivò la “democrazia rappresentativa”. La inventarono gli americani, quelli che ancora oggi prendono a schiaffi i greci, gli europei e il resto del mondo. Gli americani decisero che il potere doveva essere esercitato dal popolo non direttamente, ma attraverso suoi rappresentanti che il popolo stesso sceglieva. Questa democrazia è durata fino ad oggi ed è servita a conciliare, meglio di qualsiasi altra forma di governo, la libertà individuale e il benessere economico con la complessità del moderno. E’ attorno ad essa che i padri europei pensarono si potesse costruire l’Europa uscita frantumata dalla seconda guerra mondiale. Ma parliamo di signori  che si chiamavano De Gaulle, Adenauer, De Gasperi, giganti che credevano che la politica fosse il principio di legittimità di qualsiasi costruzione storica; che fosse un’Europa delle nazioni, carolingia o popolare, per loro la politica aveva il primato sull’economia perché esprimeva la sovranità del popolo e il diritto alla autodeterminazione. La democrazia rappresentativa di tipo parlamentare doveva essere il caposaldo a fondamento dell’autorità morale dell’Europa.

Invece, l’Europa voluta dai banchieri e costruita da una burocrazia senza alcuna legittimazione ha puntato fin dall’inizio sullo svuotamento della democrazia limitando le sovranità nazionali e il ruolo dei parlamenti. La tecnocrazia ha preso il sopravvento sulla politica e la democrazia è divenuta un optional. D’altronde, come ha ricordato recentemente Chris Booker sul Telegraph: “gli architetti dell’Unione Europea non hanno mai specificato che essa dovesse essere una democrazia”.

Oggi la democrazia rappresentativa esiste ancora in America, in Europa sempre meno. Con i gol messi a segno a Italia e Grecia, la tecnocrazia sta vincendo 2 a 0 sulla politica e non è detto che qualche altro gol non riesca a segnarlo.

Solo in questa Italia ipocrita e conformista si fa finta di non vedere quello che in Francia, Gran Bretagna e Germania è dibattito quotidiano: e cioè la fine della democrazia parlamentare e con essa della politica e l’avvento di un nuovo tempo in cui una tecnocrazia finanziaria e burocratica senza volto e con molte identità governerà l’Europa e i suoi popoli. Mentre in Italia, in questa piccola provincia dell’impero eurocratico, si continua a blaterare di art. 92 della Costituzione per provare a trovare un gancio cui appendere i propri pruriti morali, il Financial Times, il giornale dei banchieri, afferma candidamente che in Europa la democrazia è “un lusso antiquato” che le elite europee non possono più permettersi.

Il paradosso è che oggi le deboli leadership politiche dell’Europa sono divenute complici di questo processo. Molti giornali europei hanno confermato che Berlusconi è stato deposto per imposizione del “Gruppo di Francoforte”, definito dal britannico The Spectator “una cupola che fonde la gerarchia Ue (Draghi, Barroso e la Lagarde) e il potere finanziario della Germania” e che di fatto guida le scelte della Merkel e di Sarkozy. Un’operazione decisa fuori dall’Italia e imposta ad uno stato (ora non più) sovrano.

Il duo Merkozy, accettando che i leader democraticamente eletti di Italia e Grecia venissero “rimossi chirurgicamente” (la frase è del Financial Times) e sostituiti con esperti tecnocrati, hanno scavato un solco incolmabile tra il primato della politica e l’irruzione di forme elitarie di governo che loro ora credono di governare, ma che presto governeranno anche loro. Come ha avvertito l’Economist “le decisioni non possono più essere legate ai tempi e alle questioni di 17 parlamenti nazionali”. Il messaggio è chiaro: chi vuole rimanere nel club dorato dell’Euro si metta l’anima in pace e accetti che qualcuno decida al suo posto. Il passaggio storico è avvenuto: dopo la democrazia diretta e quella rappresentativa siamo giunti alla “democrazia dei badanti”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *