Il grande flop di Frattini

By Redazione

novembre 26, 2011 politica

Il Governo Berlusconi, abbattuto dalle ingerenze internazionali, non è riuscito a mantenere suo malgrado le promesse fatte in campagna elettorale. Dopotutto le defezioni di alcuni parlamentari, che già dopo pochi mesi dalle elezioni del 2008 hanno abbandonato la maggioranza di governo rendendola sempre più debole ed attaccabile, ha senz’ombra di dubbio reso difficile la realizzazione dei piani che l’asse Pdl-Lega aveva in mente.

In politica internazionale, però, le difficoltà del Governo non vanno additate esclusivamente ad un’errata gestione della Farnesina da parte dell’esecutivo quanto piuttosto ad un’ormai atavica malattia italica che pone la politica internazionale in secondo piano rispetto alle vicende interne. L’italiano medio, infatti, non si preoccupa granché di quello che avviene in giro per il pianeta; è sufficiente sfogliare qualsiasi giornale per rendersi conto che, a differenza di quanto avviene in gran parte degli altri paesi, le pagine riservate alla politica internazionale sono di gran lunga meno numerose di quelle che riguardano la scena italiana.

Questo disinteresse per gli affari internazionali da parte dei media e della popolazione, si riflette da anni sull’azione dei governi italiani, per i quali tutto ciò che non ci riguarda da vicino non ci interessa, rendendo la politica estera italiana un vero disastro. Lo stesso governo Berlusconi non è stato affatto immune a questa “malattia”, nonostante l’ormai ex ministro Frattini abbia provato ad invertire la rotta non riuscendoci. Nei tre anni e mezzo di gestione della Farnesina da parte di Frattini, infatti, la musica non è cambiata affatto, con l’Italia che ha continuato inesorabilmente a perdere posizioni sullo scacchiere internazionale. Il nostro paese, infatti, non è stato in grado di reagire a tre importanti processi politici tuttora in corso che stanno contribuendo a mettere ulteriormente in discussione il ruolo ed il rango dell’Italia a livello mondiale. Si tratta nello specifico dell’indebolimento dei rapporti multilaterali, della crisi economico-finanziaria e della crisi politico-istituzionale interna al paese.

Ma andiamo per ordine. Negli ultimi anni l’opzione multilaterale alla quale spesso è ricorsa l’Italia ha subito una drastica perdita di peso a livello internazionale, a vantaggio delle iniziative bilaterali penalizzando non poco il nostro paese. Inoltre, per quanto l’Italia sia stata in grado di salvaguardare il proprio ruolo all’interno del G8, quest’ultimo ha dovuto cedere il passo al recentemente costituito G20 facendo perdere al Belpaese il suo peso relativo e spostando il baricentro dell’iniziativa internazionale verso i paesi emergenti quali Brasile, Russia, India e Cina. La stessa Unione Europea, a cui l’Italia del dopoguerra delegò gran parte dell’iniziativa in politica estera, sta risentendo di questa crisi del multilateralismo, nonostante l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona il 1° dicembre 2009.

Anche la crisi economico-finanziaria ha contribuito ad indebolire ulteriormente il ruolo internazionale dell’Italia. La scomoda posizione di Roma, collocata sulla linea di frontiera tra i paesi più deboli (Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna) e quelli meglio strutturati (comunque non immuni alla crisi), ha  schiacciato l’Italia tra la necessità di implementare misure di rigore per scoraggiare la speculazione internazionale e la volontà di perpetrare una politica propositiva anche in sede internazionale. Ma in quest’ultimo caso non è riuscita ad imporre la propria linea a Francia e Germania. L’esempio più evidente è rappresentato dall’iniziativa dell’ex ministro dell’Economia Tremonti che propose la creazione di un’apposita agenzia europea che emettesse titoli pubblici comunitari che pur essendo appoggiata dall’allora Presidente dell’Eurogruppo Jean-Claude Junker, fu bocciata dall’asse Parigi-Berlino, salvo poi tornare di attualità in questi ultimi giorni (per le note difficoltà di Sarkozy).

Infine l’instabilità politico-istituzionale, aggravatasi a partire dalla fine degli anni ’80, accentua una delle costanti storiche della politica estera italiana ovvero la già citata subordinazione dell’azione internazionale di Roma alla politica interna, che distrae ulteriormente la classe politica dagli avvenimenti internazionali, incoraggiando partiti e leader deboli ad usare strumentalmente la politica estera per guadagnare posizioni nella politica interna.

È inoltre importante considerare un altro elemento che ha certamente contribuito a far scivolare sempre più in basso il ruolo dell’Italia in ambito internazionale. Si tratta della riforma degli Esteri fortemente voluta dal governo guidato da Berlusconi ed entrata in vigore nel luglio del 2010. Un’iniziativa finalizzata allo snellimento delle procedure e ad un risparmio di risorse economiche che però è andata in controtendenza rispetto agli standard europei. In buona sostanza anche la Farnesina è stata toccata dagli inevitabili tagli che lo Stato è stato costretto a compiere per fronteggiare la crisi in corso. Soprattutto il comparto degli Aiuti Pubblici allo Sviluppo ha subito drastici tagli, a differenza di quanto avvenuto (nonostante la crisi) in gran parte dei paesi europei e nessuno dei debiti internazionali pregressi relativi agli APS è risultato saldato con una ricaduta negativa sulla credibilità internazionale del paese.

Al malessere per i tagli alla Farnesina, va anche aggiunto il riscontro molto poco rassicurante delle nomine internazionali del nostro paese. Solo per portare un esempio a settembre 2010 furono ufficializzate le quelle del neonato Servizio Europeo di Azione Esterna previsto dal Trattato di Lisbona e l’Italia si è vista tagliare fuori sia dai vertici della nuova struttura che dalla guida delle principali delegazioni nei paesi terzi a testimonianza del sempre minor peso che Roma ha nel mondo.

Osservando il quadro d’insieme, dunque, per quanto riguarda la politica estera il governo Berlusconi ha proseguito sulla strada tracciata dalla storia italiana del dopoguerra facendo poco perché il paese si risollevasse sullo scenario internazionale. L’Italia continua ad essere estremamente debole e ad avere poca voce in capitole sui tavoli “che contano”.

Appare dunque necessario individuare una strategia che consenta al paese di fare miglior uso delle risorse disponibili, per quanto esse siano oggettivamente scarse. L’Italia rimane distratta da altre vicende, e ciò danneggia gravemente la sua immagine in ambito internazionale. Ora la Farnesina è nelle mani di un tecnico, uno dell’ambiente, insomma. Ma Giulio Terzi di Sant’Agata non potrà fare miracoli soprattutto perché il problema maggiore sta proprio nella mentalità italiana che necessita, ora più che mai, di concentrarsi maggiormente sulla politica internazionale. Elemento, questo, che potrà contribuire a rilanciare anche l’economia del nostro paese.

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