Il Pd si crepa (ma non dal ridere)

By Redazione

novembre 24, 2011 politica

“Anche tra i democratici americani Barack Obama e Hillary Clinton non la pensano alla stessa maniera su tutto. Noi siamo un partito che discute ma poi trova sempre una posizione comune”. Così Pierluigi Bersani, intervenendo alla trasmissione radiofonica “Baobab”, ha replicato a chi gli chiedeva conto delle divisioni interne al Pd. 

Magari fosse così semplice. La nascita del governo Monti ha provocato un aumento esponenziale delle tensioni. La corrente liberal del Partito ha ufficialmente chiesto al responsabile economia Stefano Fassina “di fare un passo indietro, e di sostenere le sue idee liberamente, senza il vincolo della responsabilità politica che gli è stata affidata”. La critiche di Fassina “alla linea Banca d’Italia – Bce e alla proposte del Senatore Ichino” non sono andate giù all’ala più moderata del partito. Nonostante la diplomazia bersaniana sia al lavoro, si potrebbe scommettere che non finirà qui.

Nei prossimi mesi il nuovo esecutivo dovrà varare una serie di misure difficilmente digeribili da quella fetta di partito ancora visceralmente legata a Botteghe Oscure. Come potrà tollerare, per esempio, la graduale riforma delle pensioni d’anzianità? Considerando che l’elettorato di riferimento del Pd è dato in larga parte da lavoratori dipendenti, l’assenso della dirigenza ad una riforma in tal senso necessariamente provocherà non pochi mal di pancia (si parla di uscita flessibile dai 62 ai 68 anni con incentivi economici per chi rimane). Senza poi contare la questione cruciale dello strappo definitivo di Marchionne. L’estensione a tutti i lavoratori Fiat del modello Pomigliano comporterà la sostanziale fine dell’applicabilità del Contratto nazionale a favore dei più snelli e malleabili accordi aziendali. Linea peraltro esplicitamente avallata a livello politico dal presidente del Consiglio in pectore nel suo discorso programmatico del 17 novembre al Senato. Malesseri e spaccature saranno pertanto all’ordine del giorno, non essendo oltretutto più tollerabile il “né con Marchionne né con la Fiom”. 

Bersani, tuttavia, potrà con ogni probabilità rifiatare su evasione fiscale e patrimoniale; il Governo, infatti, quasi sicuramente vieterà l’uso del contante per i pagamenti al di sopra dei 300 euro. Inoltre, reintrodurrà l’Ici (seppur con il nome di Imu), articolandola in funzione di reddito, nucleo familiare e patrimonio. Una mini patrimoniale insomma. Ma i problemi restano. Se da un lato gli elettori delusi dalla svolta liberal-montiana potrebbero girare le spalle al Pd per premiare le forze alla sua sinistra (Vendola in particolar modo), dall’altro più che mai impellente sta per esplodere la questione cattolica. Il 16 novembre scorso tutti gli ex Dc si sono ritrovati al Tempio di Adriano per l’inaugurazione della mostra ” Democrazia cristiana per l’Italia unita” . I teo-dem piddini erano presenti al gran completo: Soro, Castagnetti, Follini e Marini tanto citare i più rappresentativi. Grandi manovre al centro, quindi. Perché se è vero che l’avvento al governo di SuperMario potrebbe rimescolare l’intero quadro politico, decretando di fatto la fine del bipolarismo all’italiana, è altresì evidente che a farne le spese non sarebbe solo l’asse Pdl-Lega, ma anche e soprattutto l’intero Pd. Che verrebbe stretto nella morsa tra la sinistra vendoliana e la nuova balena bianca in fieri. Insomma, il Partito democratico rischia seriamente di implodere.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *