I riformisti di Craxi

By Redazione

novembre 24, 2011 politica

Ha sostenuto, tra i primissimi nel Pdl, la necessità di un esecutivo di alto profilo istituzionale. Oggi, a Governo Monti pienamente operativo, Stefania Craxi si appresta a presentare il suo “Manifesto dei Riformisti”.

Onorevole Craxi,  Sabato 26 lei presenterà il suo “Manifesto dei Riformisti”. L’evento cade in un momento del tutto particolare per il nostro paese. A chi si rivolge questo manifesto e con quali contenuti?

Il “Manifesto dei Riformisti”, che presenteremo sabato al Teatro Nuovo di Milano, si rivolge a tutti coloro, laici e cattolici, che riconoscono l’esigenza di una profonda riforma del sistema Italia. La crisi economica e finanziaria ha messo allo scoperto il potere delle corporazioni e i mille privilegi, le illiberalità, i burocratismi che da più di un decennio frenano la crescita. Il nostro “Manifesto” denuncia questi impedimenti e propone una Grande Riforma del sistema di governo del nostro Paese.

Lei è stata una delle prime, all’interno del Pdl, a sostenere la necessità di un governo guidato da Mario Monti. Quello guidato dal Professore può essere un esecutivo con un’agenda riformista ampia o è preferibile si limiti ad alcune incombenze prefissate?

Il Governo Monti, se riuscirà ad attuare il programma annunciato, è una buona medicina per la nostra Italia ammalata. A parte il salasso necessario per fronteggiare i mercati e mantenere l’impegno del pareggio di bilancio nel 2013, Monti ha annunciato una serie di riforme strutturali, con il fine di ridurre la spesa dello Stato ed i costi della politica. Non è la Grande Riforma della Costituzione che chiediamo noi, ma sarebbe già un bel passo avanti.

In Spagna i socialisti sono un partito di centrosinistra, in Francia idem, in America la definizione “socialista” indica l’ala più radicale dei democratici. Solo in Italia i socialisti militano (anche) nel centrodestra. Questo Manifesto è un tentativo di ritrovare una base comune tra le varie anime del Psi?

Noi non sbarreremo la porta a nessuno, ma non è questo il nostro scopo principale. Quello che ci divide dal partitino di Nencini è ancora lo stesso tema che divise i socialisti prima ancora della scissione di Livorno nel 1921: il giudizio sul comunismo e, ora, sugli ex comunisti. In Italia i contenuti dei termini destra – sinistra si sono invertiti da tempo: Craxi era un innovatore all’insegna della libertà e della valorizzazione della persona umana; Berlinguer un conservatore. Tra Bersani, che da anni grida: “La Costituzione non si tocca”, ed il programma elettorale di Berlusconi c’è un abisso: il conservatore è Bersani.

Uno dei temi cari a Bettino Craxi e poi anche a Silvio Berlusconi è quello della “democrazia governante”. Impossibile slegare l’aspetto della riforma del nostro assetto istituzionale da quella della riforma elettorale. Lei che idea si è fatta? C’è un sistema elettorale che meglio di altri garantisce governabilità senza svilire la rappresentanza?

Le riforme che chiediamo sono tutte per una “Democrazia governante” che ha bisogno di un leader e di una opposizione responsabile. Per quanto riguarda la legge elettorale, la risposta dei socialisti riformisti è quella di sempre: proporzionale con premio di maggioranza, per assicurare la governabilità ed il diritto di rappresentanza per le formazioni minori.

All’evento di Milano sono attesi molti rappresentanti del centrodestra: Alfano e Sacconi per il Pdl, Maroni per la Lega, Cesa per l’Udc. Questo manifesto vuole essere una proposta lanciata all’interno del centrodestra o può diventare una road-map efficace per un partito autonomo?

E’ una domanda che anticipa troppo i tempi. Per ora ci limitiamo ad una chiamata rivolta ai riformisti vecchi e nuovi. Il PDL ha perso un terzo del suo elettorato, passando dal 37 per cento al 25. Togliendo i quattro punti raccolti da Fini, c’è un 8 per cento di elettori del PDL, cioè 3 milioni di persone, in libera uscita. Poiché tutto ci autorizza a credere che ha lasciato il PDL la parte più politicizzata del suo elettorato, quella che guarda la Tv e legge i giornali, è evidente che il nostro appello non è un grido lanciato in aria.

Ad ogni evento i cui si riuniscono le anime socialiste dei vari schieramenti si finisce per citare l’esperienza di governo di Bettino Craxi. Quanto è ancora attuale l’agenda politica che l’ex leader Psi aveva pensato per l’Italia?

E’ fuori dubbio che il governo Craxi sia stato uno dei migliori della storia repubblicana. Quanto all’eredità di Craxi, essa è un patrimonio dal quale è difficile prescindere; possiamo dire che stiamo facendo ora i primi passi conseguenti alle sue innovazioni. La lotta all’egualitarismo, il premio ai meriti, il valore economico della libertà, sono tutte anticipazioni craxiane che oggi sentiamo la necessità di trasformare in sistema.

Dicevamo della presenza di Maroni alla presentazione di sabato. La Lega, così come una parte importante dell’allora Msi, furono in prima fila a sostegno dell’onda giustizialista partita nel 1992. E’ maturo il tempo per una riconciliazione su quei temi e per un giudizio equanime di quel periodo?

Purtroppo la Lega ha mantenuto nel tempo la sua avversione ai socialisti. Personalità non di secondo piano, come Speroni e Salvini, non perdono occasione per rinverdire le vecchie contrapposizioni. Con la Lega non c’è niente da riconciliare, né da perdere tempo a cercare un giudizio equanime. Del tutto diverso il rapporto con gli esponenti dell’allora MSI, che hanno maturato il loro giudizio sul craxismo.

Si parlerà anche di Giustizia nel suo manifesto riformista? Dopo Berlusconi il tema sembra uscito dall’agenda politica del governo Monti. Non c’è il rischio che ci si dimentichi di quella che – per varie ragioni – dovrebbe essere una priorità nell’azione di governo?

Credo purtroppo che il rischio sia reale e concreto. Magistrati e “pasdaran” berlusconiani hanno dato vita a tante di quelle contrapposizioni, a tante di quelle forzature, da scoraggiare chiunque dal riprendere in mano la questione Giustizia. Eppure il sistema giudiziario in bancarotta è proprio una priorità per il nostro Paese.

L’appuntamento è per Sabato 26 Novembre, ore 10.00 al Teatro Nuovo di Piazza San Babila a Milano.  

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