Giulio Twitter di Sant’Agata

By Redazione

novembre 24, 2011 politica

È lui o non è lui? Cerrrto che è lui. Possiamo twittare tranquilli: il GiulioTerzi di Twitter è proprio Giulio Terzi di Sant’Agata, il neo-ministro degli Esteri del Governo Monti. In molti aspettavano che qualche esponente di spicco del nuovo esecutivo mettesse finalmente piede sul social network da 140 caratteri a botta. In pochi, in realtà, credevano che qualcuno dimostrasse effettivamente tanta dimestichezza con il web e la socialità 2.0, vista l’età ampiamente over 60 del Governo. E alla fine è arrivato Giulio. Giulio Twitter di Sant’Agata. Anche se è solo soletto, almeno per ora. Il profilo @ProfumoF, solo apparentemente riferito al ministro dell’Istruzione Francesco Profumo, sarebbe infatti un fake. O almeno è quanto afferma con tanta sicumera il giornalista Riccardo Luna, già direttore di Wired e ora firma di Repubblica e Il Post. Lo stesso che ad un suo follower scrive, in merito al profilo di Terzi: «Il problema non è esserci, è starci su Twitter». In tre giorni , Terzi ha pubblicato circa una cinquantina di post. In Italiano e in inglese. Molti di questi, in risposta a domande, spunti o anche provocazioni che gli arrivavano attraverso i tag di altri utenti. Gli domandano: «So che 140 caratteri non bastano, ma come pensa si dovrebbe impedire la proliferazione di armi nucleari?». Lui risponde: «Attuiamo pienamente TNP (il Trattato di Non Proliferazione delle armi nucleari, ndr) e muoviamoci nel quadro #sanzioni ONU e UE». Niente male, per un “neofita”. Ma a “difendere” la presenza su twitter del governo Berlusconi erano molti di più: da Brunetta a Sacconi, ma anche Frattini, CarfagnaMeloni e Alfano. E twittavano parecchio.

Terzi ha cominciato a cinguettare il 22 novembre: «Preoccupante quello che vedo in #Egitto. l’Italia rispetta il processo politico in atto ma non si prescinda dal rispetto dei diritti umani!». Nell’arco di altri due tweet si è già trovato a fare i conti con la diffidenza degli utenti. C’era da aspettarselo, dopo la valanga di polemiche per il finto account @palazzochigi, che peraltro si era palesato sin dall’inizio come un profilo prettamente satirico. «Sì – ha così dovuto rassicurare il ministro – l’account è quello ufficiale». Da lì la strada è stata tutta in discesa.

Nel frattempo, il ministro degli esteri vanta oltre 5.400 “followers”. La voce si è sparsa in fretta. Per parte sua, però, Giulio Terzi si dimostra molto più parco nel “seguire” gli altri utenti: sono solo sette, infatti, quelli seguiti da lui, e tutti politico-istituzionali. Dal suo predecessore alla Farnesina, il twittatore provetto Franco Frattini, al presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Ma anche il Dipartimento di Stato americano; il Foreign Office e il suo team dei Diritti Umani; il Ministero degli Esteri francese, ed il segretario di stato britannico per gli affari esteri e il Commonwealth, William Hague.

Insomma, il neo-ministro è “social” soltanto fino ad un certo punto. Come tanti altri politici prima di lui, ha semplicemente scambiato Twitter come l’ennesima sottoforma di ufficio stampa a buon mercato offerta dalla rete. Però ci mette del suo. Partecipa. Si impegna. Risponde. In breve, c’è. E alla rete, che lo premia con migliaia di “seguaci”, sembra tutto sommato andare bene così. Cara grazia.

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