Cade Guarguaglini: chi ci guadagna?

By Redazione

novembre 24, 2011 politica

Quando ‘la borsa sale’ significa che la quantità di operazioni ed i volumi di capitale messi in gioco per acquistare le azioni dei titoli trattati su una piazza è maggiore della corrispondente quantità di operazioni ed dei volumi di capitale messi in gioco per la vendita. E così, se la borsa scende, significa che i volumi messi in gioco da coloro che vogliono disfarsi di un bene è superiore ai volumi messi in gioco per acquistare quei beni.

Su questo banale principio si innescano tanti simpatici (o antipatici) giochi realizzati ad hoc. Per esempio, i soggetti che detengono la maggioranza di un certo bene (i market maker) possono tacitamente mettersi d’accordo per vendere improvvisamente e massivamente quelle azioni a qualcuno, che intanto pensa di fare un affare, farne scendere, in questo modo, repentinamente il prezzo e, quando il valore è sufficientemente crollato, ricomprare quanto venduto. La differenza rappresenterà il guadagno realizzato. A volte succede anche che venditore e compratore concordino l’operazione, trasgredendo ogni regola di trasparenza, ma vai a scoprirlo!

Operazioni di questo genere sono all’ordine del giorno. Tanto più che le regole oggi vigenti prevedono per tutta una serie di strumenti finanziari la vendita, anche se non si possiede fisicamente quel bene.

La domanda da farsi in questi tempi non riguarda, tanto, chi stia vendendo ma, piuttosto, chi stia comprando. E sì, perché nessuno si recherebbe in un mercato (in un shopping center) di una zona malfamata e/o degradata per fare acquisti. Quel luogo sarebbe destinato solo ‘ai locali’. Ma i locali come farebbero a vendere se, a causa della crisi, nessuno fosse disposto a rischiare più di tanto? Tirerebbero a campare con i volumi ridotti della richiesta degli abitanti del posto. Nessuno di noi rischierebbe di comprare quando le voci continue di prossimo fallimento (e, quindi, di fregatura in agguato) si alternerebbero con voci ancor più inquietanti che descrivono scenari sempre più cupi.

Allora, la domanda è: chi sta comprendo in un mercato che, letteralmente, svaluta il valore di un bene, invece, solido? Possibile che un’azione di una tal azienda, sei mesi fa valeva tot ed oggi valga un decimo? Veramente quella azienda è sull’orlo del fallimento?

Ed analoghe considerazioni si potrebbero fare per gli stati e i loro debiti. Ma è proprio vero che l’Italia è messa così male rispetto alla Germania? Il fallimento dell’asta dei bund tedeschi di ieri dovrebbe aver fatto capire anche ai non addetti come stiano veramente le cose.

In questo scenario si colloca una notizia che deve far riflettere. Tra qualche settimana il Governo italiano sarà chiamato dall’Ue a rendere ragione delle quote di partecipazione del Ministero del Tesoro nelle cosiddette società pubbliche, come Enel, Eni, Finmeccanica, ecc. Strana decisone, come mai l’Italia sì e la Germania no? Eppure in Deutsche Telekom il governo tedesco non ha solo una quota, ma la maggioranza, analogamente, in Edf, Electricitè De France, il governo francese ha la maggioranza. E così in tanti e tanti altri colossi dell’industria europea, dove, tra l’altro, vigono regole di protezionismo che l’Italia si sogna (basta guardare come è stata assegnata l’ultima gara in Francia per potenziare la sua linea ferroviaria: settore strategico, non sono ammesse società non francesi).

In questo modo titoli riconosciuti come brand di assoluto valore vengono deprezzati e normative sovranazionali (che sembrano appositamente costruite per piegare i gioielli di una nazione) impongono regole per la cessione di quote che, essendo il titolo svalutato, è bene svendere.

E poco prima che tutto ciò accada, salta fuori un’inchiesta (come quella sul gruppo Finmeccanica) il cui effetto finale sarà, molto probabilmente, quello di rimuovere un management più che degno (anzi, decisamente capace, visti i risultati economici ottenuti in questi anni), per sostituirlo con un nuovo management di gradimento dell’attuale governo e che non faccia storie sulla colossale operazione di shopping che qualche gruppo sta per mettere in atto.

Vuoi vedere che quel gruppo è anche un market maker del mercato azionario? Vuoi vedere che le banche avranno un’importante ritorno per un’operazione siffatta, tale da annullare le perdite subite ultimamente in borsa?

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