Non è un paese per immigrati?

By Redazione

novembre 23, 2011 politica

Quali sono i compiti di un governo tecnico?  La domanda sembra banale. O meglio, dovrebbe sembrare banale, se questo fosse un paese normale. Purtroppo l’Italia tanto normale non è e ormai se n’è preso preso atto. Un governo tecnico ha il compito di rispondere ad una particolare circostanza, ad un’emergenza. Deve pertanto occuparsi di gestire solo ed esclusivamente quell’emergenza. Per quale motivo non può fare altro? Come mai non può occuparsi di altri temi se non quelli che riguardano in modo specifico la contingenza che è chiamato ad affrontare? Semplice: perché nessuno l’ha scelto, nessuno l’ha incaricato di farlo. Non ne ha il dovere, ma soprattutto non ne ha il diritto.

Che questo sedicente governo tecnico potesse in qualche modo uscire dagli argini entro i quali dovrebbe essere ristretto era una minaccia reale sin dall’inizio. Non c’è voluto molto perché si spingesse oltre, andando addirittura toccare uno dei temi più caldi e controversi degli ultimi trent’anni: l’immigrazione.

E’ addirittura lo stesso Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a sollevare il tema. Non presentandolo come una questione da affrontare, quanto piuttosto fornendo egli stesso la soluzione giusta, adeguata e indiscutibile: dare la cittadinanza a tutti i figli di immigrati nati sul suolo italiano. C’è da immaginare che intendesse aggiungere ‘regolari’, forse.

Sarebbe sciocco e semplicistico dire un ‘no’ o un ‘sì’ assoluto su un tema tanto delicato. Eppure è esattamente quello che è successo. Lo stesso Napolitano si è posto dalla parte dell’assoluto ‘sì’, costringendo tutti a prendere posizioni altrettanto nette. Così se da una parte la Lega è pronta a dare battaglia, un esercito di yesmen, trasversale a tutti gli schieramenti, si è immediatamente dichiarato favorevolissimo alla proposta del Presidente. A cominciare dal neoministro della Cooperazione Internazionale e dell’Integrazione, Andrea Riccardi. Due domande sorgono spontanee: perché tirar fuori proprio questo argomento? E perché proprio ora?

Da una parte serpeggia il dubbio che Napolitano, con un’affermazione così inappellabile, si sia voluto giocare una carta preziosa, puntando a guadagnarsi le simpatie di quella parte della sinistra vendoliana che nulla apprezza di questo esecutivo tecnico. E poco importa se in questo modo si getta la Lega ancora più all’angolo. Ci si è rintanata da sola, senza possibilità di recupero, delirante, inneggiando alla secessione, riesumando addirittura l’irruento e sgraziato Borghezio (ma non era in esilio a Nizza?).

Dall’altra parte sembra quasi che questa proposta, buttata lì, prepari humus prezioso per la coltivazione di un nuovo elettorato di sinistra. I nuovi elettori non voterebbero certo per i partiti che non li volevano cittadini italiani. E la destra, poco lungimirante, si è ben guardata dal fare affermazioni caute e ragionate. Ha mandato avanti il solito La Russa, che ha pensato bene di dire che questa proposta farà cadere il governo.

Quello della cittadinanza ai figli degli immigrati è indubbiamente un nodo che andrà prima o poi affrontato. Vuoi perché l’Italia invecchia, vuoi perché i figli degli immigrati sono di fatto dei contribuenti a tutti gli effetti, vuoi perché sono una forza lavoro, vuoi perché alla fine è anche giusto dar loro una madrepatria nella terra che i loro genitori hanno scelto di abitare.

Per inciso, nessuno pare porsi seriamente il problema di come incentivare anche gli italiani a fare figli, di come sostenere le donne lavoratrici e i genitori single, di come garantire alle famiglie il servizio essenziale degli asili nido  (che vedono in cima alle liste dei posti riservati proprio i figli degli immigrati, alla faccia dell’Italia razzista). Nessuno pare notare che il tasso di occupazione delle donne è molto inferiore a quello degli uomini immigrati. Il che significa, tra le altre cose, che le donne immigrate tendono (per scarsità di occasioni o per cultura) a fare le casalinghe e occuparsi a tempo pieno di famiglia a figli, diversamente dalle donne italiane.

Insomma, la questione esiste, ed è anche molto complessa. Dispiace solo che un argomento tanto importante e delicato venga tirato in ballo in modo così violento, senza possibilità di dialogo tra forze politiche contrapposte (dal momento che attualmente non ci sono forze politiche a governare l’Italia) e utilizzato per dividere piuttosto che per unire, all’apparente scopo di creare uno schieramento di ‘con noi’ o ‘contro di noi’, rischiando di diventare l’ennesima occasione perduta.

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