Il pasticciaccio di Wikipedia

By Redazione

novembre 23, 2011 Cultura

Quel pasticciaccio brutto di Wikipedia.it su Goldman Sachs e dintorni. Quella di domenica scorsa è stata una notte di fuoco per gli amministratori dell’enciclopedia libera in versione italiana, impegnati in un acceso scontro all’ultimo “delete” per decidere che cosa si dovesse scrivere nella voce dedicata alla banca d’affari americana, e cosa no. Il motivo del contendere, in particolare, è stata la sezione che riguarda politici ed alti esponenti delle istituzioni di casa nostra che in passato hanno ricoperto incarichi di rilievo nell’istituto di credito messo sotto accusa come corresponsabile della recente crisi economica internazionale: da Romano Prodi a Mario Monti, da Mario Draghi a Gianni Letta e Massimo Tononi.

A raccontare “live” la concitazione di una nottata di tormenti editoriali ci ha pensato il giornalista blogger Claudio Messora, sulle pagine di Byoblu. Tutto ha avuto inizio con la sezione intitolata “Dirigenti di Goldman Sachs passati alla funzione pubblica”, che elencava nomi noti e meno noti della politica e della finanza italiana ed internazionale transitati negli uffici al numero 30 di Hudson Street. «L’ultima modifica della pagina è di domenica 20 novembre 2011, alle 16:35. Come potete vedere, la lista dei politici passati alla funzione pubblica è stata rimossa» scrive Messora. «Sono sicuro che c’è un ottimo motivo e che gli amministratori della pagina sapranno spiegarlo» prosegue il blogger. «Così, per la solita annosa questione della trasparenza. Altrimenti poi si alimenta la fabbrica dei complottisti». 

E difatti i complottisti si scatenano in tutte le loro dietrologiche supposizioni. Del resto, di questi tempi, insinuare idee di complotti e censure nella rete quando si parla di Golman Sachs è un po’ come lambiccare sulle responsabilità dietro l’assassinio di JFK. Anche la pagina di discussione riservata alla discussione si scalda parecchio, tra accuse e controaccuse di censura che gli stessi autori si lanciano tra loro senza troppi complimenti. 

L’alba di un nuovo giorno, quello di lunedì, vede la fine delle ostilità e il raggiungimento di un compromesso. Alla sezione galeotta, nel frattempo cancellata, ripubblicata, modificata e poi ancora cancellata, ripubblicata e modificata una mezza dozzina di volte, se ne sostituisce un’altra, dal titolo molto più neutro e (pare) in grado di mettere tutti d’accordo: “Personalità in Goldman Sachs”. Il bello, sottolinea ancora Claudio Messora, è che l’intero fuoco di fila di polemiche ha interessato soltanto l’edizione italiana. La voce riportata in quella inglese, infatti, è rimasta sempre così com’era. 

Placata la querelle serotina, permane dunque un problema di fondo. Un problema, purtroppo, tutto italiano. Wikipedia è nata per essere l’enciclopedia di tutti. In Italia è diventata l’enciclopedia di ciascuno. Nel senso che ogni “amministratore” dell’edizione .it si sente in dovere di raccontare la propria verità, a scapito delle altre, e molto spesso a scapito dei meri dati di fatto. Sulla carta, chiunque può contribuire ad arricchire l’enciclopedia. Nei fatti, solo i wikipedisti di lungo corso possono farlo per davvero. Tutti gli altri sono passibili di modifiche o, più sovente, cancellazioni draconiane. Essere “autore” da molto tempo, e magari gestire molte voci, fa molto più curriculum e concede molta più autorevolezza rispetto ad un’accurata circostanziazione, se a farla è un “novellino”. Ma non solo. Negli anni si è sviluppato un vero e proprio “feudalesimo delle voci”: sedicenti esperti di questo o quel tema, personaggio, evento, ambito storico-politico creano una voce, la redigono, la coccolano, e finiscono col farne una proprietà privata. Un feudo, per l’appunto, difeso strenuamente dagli invasori come qualcosa di acquisito per diritto divino. E guai a chi tenta di aggiungere o modificare qualcosa. Fosse anche soltanto sistemare grammatica e sintassi traballanti.

Le pagine dedicate a personaggi politici o a fatti della storia recente che non pecchino di partigianeria o faziosità si contano sulle dita di una mano. E forse non serve nemmeno usarle tutte e cinque. Anche l’apparente attaccamento alle fonti si rivela il più delle volte uno specchietto per le allodole: basta un link a qualche articolo di cronaca, magari plurismentito dai successivi sviluppi della vicenda, ad ammantare di momentanea credibilità opinioni e supposizioni che si trasformano in verità assolute e incontrovertibili. Il gossip assume la stessa autorevolezza della notizia. I rumors, ancorché pubblicati, contano tanto quanto le nozioni vere e proprie. Con buona pace di ecumenicità e obiettività. Tutto in nome di una bizzarra interpretazione della filosofia Wiki. Altro che Wikipedia. Forse, almeno in Italia, sarebbe più corretto chiamarla: Dichipedia?

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