Il Gop, Israele e l’Iran

By Redazione

novembre 23, 2011 Esteri

Che gli Stati Uniti abbiano storicamente un legame molto forte con Israele non è un mistero. Basta guardare alla posizione di Washington su qualunque iniziativa internazionale che riguardi Gerusalemme. Ma che i legami con lo stato israeliano siano utilizzati come argomento per la campagna elettorale in corso in vista delle elezioni in programma il prossimo anno è senza dubbio una novità.

È quanto sta avvenendo nel corso delle primarie del partito repubblicano, nell’ambito delle quali uno dei candidati più forti, l’ex governatore del Massachusetts Mitt Romney, ha confermato il proprio appoggio ad Israele. Aggiungendo addirittura che, qualora dovesse diventare Presidente, sceglierebbe proprio Gerusalemme come prima visita di stato. Una vera novità, considerando che storicamente i neo-eletti inquilini della Casa Bianca collocano ai primi posti della loro agenda internazionale paesi confinanti come Canada e Messico.

Nel corso del dibattito svoltosi alla Dar Constitution Hall di Washington, al quale hanno partecipato tutti i candidati alle primarie repubblicane, Romney ha tenuto a precisare che “la strada giusta da percorrere è dimostrare che gli Usa hanno a cuore Israele” e la regione mediorientale, dimostrando enorme chiarezza su quella che sarebbe la posizione di una sua eventuale amministrazione.

Una così forte presa di posizione non poteva che spingere il moderatore della serata, un noto giornalista della Cnn, a fare domande estremamente delicate sulla minaccia rappresentata dal controverso programma nucleare iraniano e sul possibile attacco preventivo pensato proprio da Gerusalemme. Tutti i presenti si sono detti favorevoli, con alcune riserve, ad appoggiare un’iniziativa che andasse in tale direzione, ma a parte Romney, gli altri candidati hanno tutti tergiversato, manifestando non poco imbarazzo per la domanda.

Herman Cain, la cui affermazione al congresso repubblicano appare sempre più remota soprattutto dopo alcune colossali gaffe e le accuse di molestie sessuali piovutegli addosso negli ultimi giorni, ha chiarito che penserebbe all’intervento in Iran a fianco di Israele solo “se apparisse chiaro l’obbiettivo della missione”, non sciogliendo in modo chiaro la riserva sull’argomento.

Leggermente più chiara la posizione di Michele Bachmann la quale ha sottolineato come la “dottrina dell’appeasement” sostenuta da Obama sta mettendo a grave rischio Israele da un possibile attacco nucleare iraniano. Lo ha fatto citando le parole di Ahmadinejad che, nel corso del suo discorso all’Assemblea Generale dell’Onu lo scorso agosto, aveva affermato di voler “cancellare Israele dalla faccia della terra”. Proprio appellandosi a questa minaccia la Bachmann ha sottolineato che un Iran nucleare sarebbe una grave minaccia anche per gli Usa, lasciando intuire che sarebbe certamente più aggressiva dell’attuale presidente americano sullo scenario internazionale.

Sulla stessa linea anche Newton Gingrich, che non nasconde i timori per un Iran dotato di un arsenale atomico. Il dirigente del partito repubblicano americano, tra i più accreditati tra i competitor del Gop, ritiene che la via diplomatica per scongiurare la svolta militare del programma nucleare iraniano sia la più auspicabile, ma non esclude a priori l’intervento militare che comunque, a suo avviso, dovrebbe mirare anche ad ottenere un cambio di regime nel paese. 

Non ha invece dubbi il texano Ron Paul, contrario a qualsiasi presenza americana all’estero (Afghanistan, Corea del Sud e Medio Oriente). Paul esce dal coro, dicendo in sostanza che Israele dovrà arrangiarsi. Il 76enne membro del Congresso ha sbattuto la porta in faccia a Gerusalemme, affermando che Israele “vende agli Usa la propria sovranità e la propria fedeltà in cambio dell’appoggio incondizionato alle proprie decisioni”. E aggiungendo che in questo caso saranno liberi di bombardare chi vorranno, ma ne “pagheranno le conseguenze” in prima persona.

Ma a parte il distinguo di Ron Paul, la posizione dei candidati repubblicani non lascia spazio a grandi dubbi. Il Gop conferma la propria posizione di appoggio ad Israele, considerandolo un alleato di vitale importanza nello scacchiere mediorientale, tanto strategico quanto delicato. Al contempo guardano tutti con enorme sospetto Teheran, e pensano che siano necessarie ulteriori misure sanzionatorie nei confronti degli ayatollah, pur riconoscendo che contribuiranno in maniera decisiva ad un drastico aumento dei prezzi del petrolio.

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