Zapatero sconfitto

By Redazione

novembre 22, 2011 Esteri

Le elezioni le ha perse Zapatero sin dal maggio 2010 quando è stato alla fine costretto ad ammettere che la crisi c’era e che richiedeva la prima delle manovre correttive. Lì si è rotto irrimediabilmente il rapporto con l’opinione pubblica che non gli ha perdonato il tremontismo, la negazione della crisi, azzerando in un colpo solo i meriti reali e quelli presunti. A nulla è bastato l’anticipo delle elezioni e la scelta di un successore più anziano e più sperimentato come Rubalcaba, che era stato ministro sin dai primi anni’80.

Non ce l’ha fatta Rubalcaba e neppure i possibili candidati outsiders. Niente da fare per la ministra della difesa Carme Chacon in Catalogna, dove per la prima volta i socialisti catalani sono superati alle politiche dai regionalisti moderati di Ciu. Non sono premiati i socialisti baschi del governatore Patxi Lopez perché la fine dell’Eta porta al successo gli indipendentisti radicali vicini all’antica Batasuna, non più sospettati di vicinanza al terrorismo.

In un colpo solo da 11 milioni e 300 mila il Psoe passa a poco meno di 7.

I primi studi dicono che il flusso diretto verso i rivali del Pp è stato più che significativo, circa un milione e mezzo di voti a cui si aggiungono anche altri voti di centro andati a Ciu in Catalogna.

Un flusso leggermente più consistente, di circa 2 milioni di voti, è andato alle altre forze minori, dalla Upd che contesta il Pse da posizioni rigorosamente centraliste (favorite dalla crisi che semina scetticismo sul regionalismo) ai postcomunisti di Izquierda Unida (i cui suffragi si sgonfiano per il voto utile nelle elezioni in cui il Psoe sembra poter vincere contro il Pp e si rigonfiano quando invece non sembra in gara per il Governo come stavolta) ad altri ancora. A ciò si è aggiunto infine mezzo milione verso il non voto.

A questo punto il vero problema è il successore di Zapatero, l’apertura di una fase di partito acefalo perché fuori dalla terna Rubalcaba, Chacon, Lopez non sembrano esserci altri, ma al contempo Zapatero ha trascinato giù tutti e tre.

Non c’è invece un problema di piattaforma, quella è rigorosamente social-liberale e pro-regionalista, con minime accentuazioni tra periodi e persone, sin dai tempi dell’imprinting di Gonzalez, che ha stabilmente reso minoritaria l’ala più socialista tradizionale, filo-sindacale, statalista e centralista. Mai il Psoe ha avuto complessi sull’avere nemici a sinistra, consapevole che se si è in grado di avere la testa verso il centro dinamico della società il corpo più a sinistra sa ragionare laicamente sul voto utile.

Avere una piattaforma su cui ricostruire con un baricentro indiscusso è molto, tanto più considerando che di norma in partiti analoghi meno temprati scatta in genere un meccanismo di rinculo veteroidentitario che consola i militanti ma che allontana ancora di più dagli elettori meno ideologizzati, e considerando altresì le difficoltà oggettive in cui si troveranno i Popolari, tuttavia l’assenza di leadership sarà un problema serio. Guai se si protraesse oltre il congresso convocato per febbraio, ma nulla è oggi scontato.

Qdrmagazine.it

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