Serrate i ranghi intorno al Cav

By Redazione

novembre 21, 2011 politica

Possono stare tranquilli quelli che hanno fatto dell’antiberlusconismo una professione. Il Cavaliere non si è volatilizzato dopo aver perso la poltrona di Palazzo Chigi e non ha alcuna intenzione di sedere sulla panchina dei giardinetti a guardare mestamente e da lontano le giovani baby-sitter in attività di servizio. Il loro nemico tanto amato ed odiato, quello da cui hanno tratto fama e fortuna, è sempre presente. E fino a quando non sarà richiamato fisicamente dal Signore potrà continuare ad essere il loro bersaglio e la loro unica risorsa. Rassicurati gli antiberlusconiani bisogna tranquillizzare i berlusconiani e quelli che pur non essendo dei fans del Cavaliere hanno visto e continuano a vedere nel leader del Pdl l’unica speranza di cambiamento e di innovazione in un paese segnato da conservatorismi e conformismi profondamente radicati.

L’impresa, paradossalmente, è più difficile. Perché per rassicurare gli antiberlusconiani basta fare riferimento alle parole pronunciate ieri dal Cavaliere, ai margini del dibattito sulla fiducia al Governo Monti alla Camera. Rilevare la vitalità e la voglia di battersi messa in mostra dal leader del Pdl. E ricordare tutte le volte in cui chi lo ha dato per superato e scomparso si sia dovuto ricredersi. Per tranquillizzare gli altri, invece, bisogna compiere uno sforzo maggiore. Perché non basta assicurare che d’ora in avanti Berlusconi potrà sfruttare le tensioni ed i malumori che il governo tecnico dovrà necessariamente suscitare per recuperare quel consenso nel popolo del centro destra che si era pesantemente ridotto nel corso dell’ultimo anno. E, sulla base dei sondaggi in risalita, potrà dedicarsi all’impresa di tenere unità le varie anime in agitazione di un partito uscito malconcio e sfrangiato dalle tensioni seguite al fallito ribaltone ad opera dei finiani del 14 dicembre dello scorso anno. Bisogna convincere i sostenitori acritici e raziocinanti del Cavaliere che Berlusconi non ha solo la voglia e la capacità fisica e mentale di restare in campo sia pure in un ruolo diverso da quello del passato ma ha anche la possibilità reale e concreta di farlo. Il punto da dimostrare è legato al conflitto d’interesse del proprietario di Mediaset.

Quel conflitto d’interesse che per quasi vent’anni i suoi nemici hanno strenuamente ed inutilmente combattuto considerandolo come l’elemento di maggiore forza nel nemico da abbattere. E che invece si è rivelato negli ultimi giorni, quelli che hanno preceduto la nascita del governo Monti, il vero ed unico tallone d’Achille del leader del Pdl. Nessuno dubita, infatti, che la resistenza alla “sospensione della democrazia” per mano dei tecnici imposti dalla finanza e dalle banche estere e nazionali sarebbe stata molto più tenace se sulle spalle del Cavaliere non fosse piombata la minaccia concreta di vedere spazzata via l’azienda di famiglia dall’azione della speculazione internazionale.

Può essere che la minaccia non sia stata esplicita e dichiarata. Può essere che a Berlusconi sia stata fatta la classica “offerta che non si può rifiutare”. Sta di fatto che dopo l’affondo in Borsa contro Mediaset, il Cavaliere si sia visto costretto a uscire con le mani alzate da Palazzo Chigi ed a fare il più evidente buon viso a cattivo gioco.

Questo ricatto, che in passato Berlusconi ha sempre sventato e che oggi sembra essere diventato più pensante grazie all’intervento dei “poteri forti” internazionali, non è di quelli che scompaiono. Si può stare certi che ricomparirà in maniera sempre più brutale ed esplicita ogni qual volta al Cavaliere salterà in testa l’idea di staccare la spina al governo dei tecnici che ha sospeso la democrazia. Ed allora? Allora non c’è che una strada. Che non è quella di consigliare a Berlusconi di liberarsi del proprio conflitto d’interessi perché i “poteri forti” non rinunceranno tanto facilmente al loro strumento di ricatto. Ma è quella di convincere il maggior numero di italiani che se lo scudo del Cavaliere è indebolito tocca a loro impugnare la spada per difendere la libertà e l’identità nazionali. La partita per uscire dalla sospensione della democrazia non si giocherà più in Parlamento ma nella società civile.

L’Opinione.it

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