Quasi quasi difendo Ingroia

By Redazione

novembre 21, 2011 politica

Ero Deputato e facevo parte della Commissione Affari Costituzionali (dove ero stato confinato per far posto in Commissione Giustizia ad un “aggregato” lotta continuista al Partito Radicale).
Si discusse in Ufficio di Presidenza (presidente Riz) di un programma di lavori di larga massima. Tra gli altri provvedimenti programmabili una cosiddetta legge di “attuazione dell’art. 98 terzo comma della Costituzione” (possibilità di vietare con legge l’iscrizione di magistrati, militari e diplomatici a partiti politici). Intervenni e volli manifestare il mio pensiero in proposito: non era tanto necessario ed urgente preoccuparsi di vietare ai magistrati di iscriversi a partiti politici, cosa che non avrebbe mai impedito ma solo “coperto” la loro “appartenenza” eventuale ad uno di essi, quanto di far fronte al fenomeno (già allora evidente, eravamo negli anni ’80 del secolo scorso) del costituirsi del Partito dei Magistrati. Affermazione che lasciò tutti più infastiditi che dissenzienti.

Ripensavo a questo lontano episodio leggendo delle iniziative che (pare) saranno prese dal C.S.M. nei confronti del Sostituto Procuratore (antimafia!) di Palermo Ingroia, che al Congresso del Partito dei Comunisti d’Italia (con Diliberto, erede della Cattedra che fu di Pietro Bonfante di Diritto Romano) ha dichiarato di essere partigiano. Partigiano, sì, della Costituzione, ha poi precisato, aggravando così la sua dichiarazione, per la chiara conseguenza che, se della Costituzione si è “partigiani” (come i Constitucionales nelle guerre civili spagnole del secolo XIX) gli altri sono “incostituzionali”, lì lì per essere dichiarati pure fuorilegge.

Ingroia, dunque è partigiano. In verità credevo, fino a poco tempo fa, che fosse semplicemente, ma, forse, dovrei dire “addirittura”, appartenente al Partito dei Magistrati ed a quella frazione-elite di esso che è l’Antimafia e quella di Palermo in particolare. Poi sentii dire che di Ingroia si parlava come di un possibile candidato a Sindaco di Palermo per le elezioni del 2012. Nulla da eccepire, almeno in via particolare, ché in via generale da dire, ce ne sarebbe un bel po’. Allo stato la candidatura di magistrati a cariche elettive amministrative è presa in considerazione con una precisa (si fa per dire) norma del Codice di Deontologia agli effetti dei procedimenti (assai ipotetici) disciplinari, elaborata e rielaborata dalla stessa A.N.M. La norma così recita: “Il Magistrato evita di accettare candidature e di assumere incarichi politico-amministrativi negli Enti Locali”.

Ho voluto ricordare questo capolavoro di raffinatezza “deontologica”, non tanto perché mi sia posto il problema se Ingroia, al Congresso dei Comunisti Italiani, stesse “evitando” di accettare la candidatura. Non sono così rozzamente maligno da darlo per scontato. Piuttosto sento proprio il bisogno di complimentarmi per quella raffinatezza deontologica insita nel verbo “evita”.

Dunque le candidature per le elezioni amministrative piovono dal cielo. Il magistrato, scrupoloso osservante delle norme disciplinari, “evita” che finiscano sulla sua testa. Si scansa, si schermisce, si ripara. Poi, magari, è sopraffatto, non ha i riflessi pronti e una candidatura, paffete, gli piomba sulla testa. E lui che deve fare? Buon viso a cattivo giuoco! Se la prende, magari precisando che lui è “partigiano della Costituzione”. Con quel che segue, che è implicito, che qualifica un malcapitato concorrente.

Ingroia, se è vero che qualcuno voleva candidarlo, sicuramente si sarà schermito. Avrà “evitato”. Se è andato al Congresso dei Comunisti Italiani, lo ha fatto certamente perché, tutto sommato gli sembrava il luogo più al sicuro da candidature fastidiosamente piombanti dal cielo. Per evitarle. Se qualcosa lo attraeva in quel luogo sarà stato il pensiero giuridico e storiografico, di derivazione Bonfantina, di Olivero Diliberto. Poi,… si sa. Se gli avvocati fossero ammessi a patrocinare i magistrati sottoposti a procedimenti para-disciplinari ex art. 3 della Legge delle Guarentigie (incompatibilità ambientale, che sembra volersi addebitare ad Ingroia) sarei quasi tentato di offrirgli la mia difesa. Sono infatti convinto che Ingroia, vada o meno al Congresso del P.d.C.I. è appartenente solo al Partito dei Magistrati, i pregiudizi verso il quale da me notoriamente e da lungo tempo nutriti, avanti al C.S.M., contano tanto quanto, anzi. Che, se poi, invece, Ingroia è andato là a cercare anziché ad evitare una candidatura, allora è la mia convinzione che cercherei di far valere: viva la faccia della sincerità di chi non fa lo schivo per “evitare” la candidatura secondo la pantomina suggerita dall’art. 8 del Codice Deontologico. E se, come pure io credo, Ingroia è solo un disciplinato appartenente al Partito dei Magistrati, che provino a volerlo “rimuovere” per questa colpa. Ci sarebbe da ridere.

Giustiziagiusta.info

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *