Le relazioni pericolose

By Redazione

novembre 21, 2011 Esteri

Quasi un mese fa, alla House of Commons è andata in scena la più larga rivolta all’interno di una maggioranza di governo sul tema Europa: il 25 ottobre il Primo ministro conservatore David Cameron ha dovuto fare i conti con 81 ribelli che avevano avanzato una mozione contraria alla linea del partito, perché come da accordi elettorali si tenesse un referendum popolare sul ruolo della Gran Bretagna all’interno dell’Unione. Una proposta bocciata dal resto dei Comuni, ma che ha portato a galla tutto il malcontento che serpeggia tra i Tory – in particolare tra iMainstream Conservativeslegati a David Davis – sulla decisione del loro leader di fare retromarcia: prima di arrivare a Downing Street, Cameron aveva più volte confermato l’ipotesi di sottoporre il quesito all’opinione pubblica, salvo poi cambiare opinione. 

Regno Unito ed Europa: un romanzo che dura da anni e che periodicamente si aggiorna. Settimana scorsa a Berlino, Cameron e Angela Merkel davanti ai giornalisti hanno fatto buon viso a cattivo gioco, suggerendo quanto sarebbe necessario che l’Ue facesse di fronte alla crisi economica che la sta investendo, adottando tutte le misure che occorrono. Ma Londra non ha alcuna voglia di impiegare i propri soldi nel piano e non è un caso che Berlino da qualche settimana stia punzecchiando la Gran Bretagna per tirarla del tutto nell’agone.  

Poi è arrivato Nigel Farage, l’eurodeputato dello United Kingdom Independence Party che alla scorsa tornata elettorale per il parlamento di Strasburgo ha raccolto il 16,5% dei voti, piazzandosi al secondo posto, dietro ai conservatori e davanti ai laburisti, grazie al meccanismo proporzionale che alle Europee sostituisce il sistema maggioritario pure adottato nell’isola. Farage abbandonò i Tory nel 1992, dopo la stipulazione del Trattato di Maastricht e nel suo ultimo intervento che ormai ha fatto il giro dei media ha ribadito concetti già sentiti. 

“È tutto un racket tedesco progettato per prendere l’intero controllo”: con queste parole nel 1990 Nicholas Ridley, ex segretario all’Industria di Margaret Thatcher, definì la politica monetaria europea. “Viviamo in un’Europa dominata dalla Germania”, ha dichiarato Farage mercoledì scorso. “Datemi indietro i soldi”, tuonò negli Anni ’80 la Lady di Ferro spazientita dalla politica agricola comunitaria dettata da Francia e Germania. 

Un sondaggio pubblicato l’11 novembre da YouGov che ha interessato anche Francia, Germania e Danimarca ha mostrato che in media l’80% degli intervistati ha risposto che è vitale salvare l’Euro-zona, ma solo il 34% dei britannici si è detto d’accordo sull’eventualità di spendere sterline per raggiungere l’obiettivo. La percentuale di chi approverebbe la scelta scende ulteriormente tra i tedeschi (27%). Ma il dato politico che interessa soprattutto Cameron è che il 42% degli inglesi confida in lui: gode di maggior credito tra i danesi.

Nelle ultime ore è poi arrivata la conferma che tra il Primo ministro e la Merkel un accordo è stato effettivamente raggiunto e Benedict Morgan, Deputy Editor del Telegraph, l’ha riassunto in poche parole: la Gran Bretagna ottiene qualche controllo sulle direttive che riguardano il lavoro, mentre concorderà sulla revisione del Trattato di Lisbona per rendere più facile alla Germania rafforzare il proprio peso fiscale sull’economia europea. Le malelingue londinesi hanno già spolverato il fantasma di Neville Chamberlain che in qualità di capo del governo rientrò soddisfatto dalla conferenza di Monaco del 1938. 

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