“Fate le riforme liberali”

By Redazione

novembre 21, 2011 politica

Se per qualcuno la caduta di Berlusconi ha rappresentato un trauma, c’è chi lo stesso scompenso l’ha già affrontato e somatizzato. La piccola, estremamente frazionata e agguerrita pattuglia dei liberali italiani ha archiviato ormai da tempo il sogno che il Cavaliere potesse essere il loro uomo. Non ci si sorprende dunque se David Mazzerelli, tra i leader del movimento Tea Party che su questi temi ha smosso le acque – riportando un poco di attenzione sui temi del liberalismo che solitamente hanno poca cittadinanza nel nostro dibattito pubblico – si sia  in poco tempo fatto una ragione dell’ingresso di Mario Monti a Palazzo Chigi.

“La caduta di Berlusconi segna la fine di un’epoca. Diciassette anni e quattro mandati hanno segnato un passaggio storico. Purtroppo bisogna anche dire che è stata una grossa delusione per tutto l’elettorato liberale, di cui noi rappresentiamo una parte. Diciassette anni nei quali non sono state fatte quelle riforme e adottati quei provvedimenti autenticamente liberali che segnassero la storia del nostro paese”.

Quand’è che avete perso le speranze che il Cavaliere potesse essere latore di quella rivoluzione liberale che annunciò nel ’94?

Non quando è caduto ovviamente. Gli ultimi anni sono stati probabilmente i peggiori, ma la spinta iniziale degli anni Novanta si è presto esaurita. Non sappiamo se ciò sia dovuto al fatto che Berlusconi sia un uomo di pubblicità, più attento alle campagne elettorali, al futuro immediato, o piuttosto a una visione prospettica di riforme sul lungo periodo. Sicuramente gli anni erano abbastanza affinché le persone si potessero ricordare, una volta ritirato, di Berlusconi quale grande statista. È stata persa una grande occasione, e non sappiamo se si potrà ripresentare nella storia italiana.

Non vedete nessuno all’orizzonte che possa riproporre quel sogno di quasi vent’anni fa?

Nessuno dei politici che sono ora nel Palazzo, né della generazione che ci ha governato fino ad ora, né tra coloro che sono andati al potere con il governo tecnico. Di liberali in Italia ce ne sono veramente pochi, e non è cambiando le persone che si risolve qualcosa, ma cambiando il sistema.

Giudizio negativo dunque sull’esecutivo Monti?

Sostanzialmente non cambia niente. Sarebbe meglio tornare a votare a questo punto. Si sta continuando a perdere tempo con persone vecchie come quelle che hanno abbandonato la presidenza del Consiglio e come quelle chiamate ora a governarci, implicate nella costruzione dell’euro, che sono causa dei nostri problemi e non la soluzione.

Bersani continua a richiamare l’opportunità di procedere sulla strada della patrimoniale. Scenderete in piazza?

Ci sarà sicuramente la patrimoniale, o quasi. Prima patrimoniale e Ici e poi magari le liberalizzazioni. Quindi la piazza ci sarà sicuro. Il 26 novembre ci troviamo a Milano, in piazza san Babila, con i Tea party e le associazioni liberali italiane. Per dire no alla patrimoniale, ma anche a questo governo tecnico. Dopo Berlusconi, che ha deluso le nostre aspettative liberali, la nostra più che una protesta è una proposta a chi ci governerà per il futuro, affinché trovi il coraggio di affrontare le riforme liberali. E non sosteniamo partiti, ma persone che, al di là degli schieramenti condividono le nostre battaglie liberali.

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