Il mondo dopo Berlusconi

By Redazione

novembre 20, 2011 politica

Il 12 novembre scorso Silvio Berlusconi, constatata l’assenza di maggioranza alla Camera, si è dimesso da Presidente del Consiglio. Le dimissioni non hanno decretato la fine definitiva della sua avventura politica. Di certo, però, aprono o quantomeno potrebbero aprire una fase nuova. Diciamoci la verità: questi 17 anni sono stati terribili. In larghissima parte la contesa non si è avuta sul piano dei contenuti, bensì ha riguardato prevalentemente questioni di carattere pre e para-politico. Lo scontro è avvenuto perlopiù a livello antropologico: il bunga-bunga, la bandana, i capelli disegnati con il pennarello, le barzellette sconce, l’inesistenza del pericolo comunista dopo il 1989. Da una parte il fideistico ” menomale che Silvio c’è”, dall’altra il “nano utilizzatore finale”. Sia chiaro, questo modus operandi è risultato funzionale più ai pro che agli anti-cavaliere. Il vero fallimento del centro-destra si è avuto sui temi economici. Il paese, in questi anni, non si è affatto modernizzato. Le tanto sbandierate riforme non si sono viste ed il paese è oramai da troppo tempo a crescita zero. La disoccupazione giovanile ha raggiunto livelli più che mai preoccupanti. Insomma, la pre o para-politica non è stata solo appannaggio dello schieramento degli anti-berlusconiani cattivi e massimalisti, ma ha anche e soprattutto permesso ai berluscones di non parlare dei fallimenti veri.

Ora, però, le dimissioni del Cavaliere non potranno che produrre effetti positivi (o negativi, a seconda dei punti di vista). Anzitutto, si dovrà cominciare a parlare con un po’ più di serenità di riforme della giustizia. Di mettere mano, finalmente, all’a dir poco inefficiente carrozzone giudiziario italiano più volte oggetto di condanna a Strasburgo. Il parlamento dovrà per forza di cose cominciare a discutere in piena autonomia dei provvedimenti più disparati in materia, senza la zavorra delle questioni giudiziarie di Berlusconi. Senza l’assillo di questo o quel provvedimento ad personam. E quindi, tanto per fare degli esempi, riforma (vera) del processo civile, custodia cautelare in carcere come vera extrema ratio, amnistia. Ed ancora, rendere realmente effettivo, a livello di legislazione ordinaria, il principio costituzionale della ragionevole durata dei processi (art. 111). 

Poi ci sono le questioni economiche: eventuale reintroduzione dell’Ici per i redditi più alti (anche Berlusconi si è dichiarato favorevole), patrimoniale e in che termini. Eventuale incremento dell’Iva in cambio di Irpef e Irap più basse per famiglie e imprese. Quali misure per un’efficace lotta all’evasione fiscale. Ed ancora: riforma del sistema pensionistico. Passaggio definitivo al contributivo. Abolizione graduale delle pensioni di anzianità. Eventuale modifica dell’art.18 dello Statuto dei lavoratori ovvero, passaggio dal sistema del reintegro a quello dell’indennizzo economico. Se ne può parlare, non credo sia blasfemia. E poi, quali misure volte a rendere il mercato del lavoro più aperto ai giovani. Ed infine: abolizione di tutti gli ordini professionali. Se non ora quando?

Insomma, per sostenere una conversazione d’ora in avanti non basterà più conoscere a menadito le dinamiche del bunga-bunga. Non basterà più imparare a memoria gli editoriali de Il Giornale o de Il Fatto Quotidiano. Occorrerà mettersi a studiare sul serio.

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