Il deputato chiude Palazzo Chigi

By Redazione

novembre 20, 2011 politica

In queste ore il popolo di Twitter ha un nuovo “nemico pubblico”. Non il babau Berlusconi, non gli inflessibili regimi di Cina e Iran, non i persecutori di Assange e nemmeno “cattivi” smascherati da Anonymous. Il target di strali al vetriolo ed epiteti molto poco “social” è un deputato del Partito Democratico. Uno che con il web è sempre andato a braccetto. E che oggi viene accusato senza mezzi termini da mezza blogosphera della più terribile forma di censura (almeno secondo i canoni di internet): quella ai danni del diritto di satira.

Ma andiamo con ordine. L’imputato è Andrea Sarubbi, parlamentare PD, nonché twittatore di lungo corso, che con quasi 7.500 followers sul suo profilo @andreasarubbi è tra i politici italiani più seguiti e ritwittati sul social network. Non solo: è anche tra i più dinamici e attivi. Ma tanta stima e simpatia in 140 caratteri non sono bastate ad evitargli il vero e proprio assalto a suon di tweet di cui è oggetto da ieri sera. La sua colpa? Quella di aver segnalato alla Polizia Postale l’account satirico @palazzochigi. Account che, da ieri, non è più attivo. Che l’oscuramento sia diretta conseguenza dell’interessamento di Sarubbi  è probabile ma non inconfutabile. Ma tanto basta per scatenare un cinguettante inferno.

Inevitabile la levata di scudi, e la valanga di polemiche, da parte dei fan della pagina Twitter che da tempo ormai prendeva di mira gli inquilini di Palazzo Chigi. Dalle battute in salsa “bunga-bunga” condite con nani e ballerine dell’era Berlusconi, alle freddure su lacrime, sangue e patrimoniali tirate di cinghia della neonata era Monti.

Sarubbi si difende, esponendo per filo e per segno la sua versione dei fatti. «Ho agito in assoluta buona fede» assicura. «Ho segnalato il profilo alla postale dopo che mi erano arrivate segnalazioni su Twitter da parte di altri utenti, in dubbio sul fatto che @palazzochigi fosse un account reale oppure un fake».

Ma, secondo la rete, la scusa non regge. In effetti, prendere per veritiero l’umorismo di @palazzochigi sarebbe come confondere Nonciclopedia con la Treccani, o le battute di Spinoza.it per lanci della Reuters. Un errore da principianti, insomma, e pure un po’ sprovveduti. Non certo degno di chi si destreggia sui social network con la stessa disinvoltura con cui interviene a Montecitorio, come Sarubbi, che anzi è sempre andato piuttosto orgoglioso della sua vocazione 2.0.

E così la polemica e servita. Come mai, si domanda parte del web, l’account satirico è diventato “segnalabile” proprio nel momento in cui il suo bersaglio ha cessato di essere Silvio Berlusconi? E perché tanto accanimento verso un profilo palesemente satirico proprio da parte di chi nei mesi scorsi aveva fatto della strenua lotta alla norma “ammazza-blog” il suo cavallo di battaglia? Ai post l’ardua sentenza.

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