Moratti, molla lo scudetto

By Redazione

novembre 19, 2011 Cultura

Hanno accettato la proposta del presidente del Coni Petrucci. Si vedranno, tutti intorno allo stesso tavolo, tutti pronti a discutere, a trattare: ma cosa? Cosa si diranno Agnelli, Moratti, Galliani, Della Valle e la Lega calcio? Gli argomenti non mancano, di carne al fuoco ce n’è tanta da saziare gli appetiti delle testate giornalistiche per giorni, anzi per mesi. Quello che non si capisce è come questo tavolo possa essere definito di pace. Sembra proprio l’opposto. Tolte le questioni inerenti la riorganizzazione del sistema che, più o meno, vedrà tutti d’accordo, tutti decisi a modificare logiche e modi di agire ormai vetusti, sul resto esistono distanze oceaniche, incolmabili. Le più evidenti, le meno risolvibili riguardano Lega, Juventus ed Inter. 

La Juve ed il suo presidente Agnelli non vogliono sentire parlare di alcuni argomenti, desiderano proseguire nella battaglia legale per il risarcimento del danno patrimoniale, esigono la revoca dello scudetto 2006 all’Inter e la riassegnazione di questo e di quello del 2005. Ovviamente Moratti non è d’accordo, non lo molla ed ancora meno desidera ridarlo alla Juve. La Lega a sua volta non intende pagare la somma spropositata richiesta da Agnelli e sulla questione scudetti ad oggi pare decisa a non fare passi indietro. Ed allora di cosa parleranno questi signori e come gli altri invitati potranno influire? Facciamo ordine e proviamo a ricostruire i pezzi. La Juve fa leva nella propria difesa sul fatto che la giustizia abbia condannato il solo Moggi, lasciando fuori il club. Tale linea quindi tende a dimostrate che la società, e quindi la squadra, erano fuori da certi loschi giri. La cosa che non è stata compresa per primo dallo stesso Moggi, probabilmente a ragione. Big Luciano (come lo chiamavano allora di tifosi della vecchia signora) di quella Juventus era un super dirigente, l’artefice degli strepitosi risultati, definito da tutti il segreto dei successi bianco – neri. Sembra allora alquanto patetico il tentativo di chi oggi si erge a moderno Pilato, lavandosene le mani e cercando di far credere di essere stato all’oscuro di tutto. Molto meno patetico il tentativo dello stesso Moggi, che ha basato tutta la difesa sulla tesi del “così facevan tutti”. La Juve, il suo presidente hanno il sacrosanto diritto di portare avanti le proprie convinzioni. Siamo in Italia e tutto può succedere, anche che il dirigente di una società venga pesantemente (e giustamente) punito e la stessa società, di cui ha fatto le fortune, riceva invece premi per averlo buttato a mare, al momento opportuno, per salvare se stessa. 

Moratti dal canto suo sbaglia, a nostro avviso, a difendere uno scudetto assegnato a tavolino, non vinto sul campo, e quindi avente un valore solo ipotetico. L’Inter ha conquistato tanto prima e dopo, è stata protagonista in Italia, in Europa e nel mondo per un quinquennio magico in cui sono arrivati 4 scudetti veri, due Coppe Italia, tre  Supercoppe Italiane, una Champions League ed un Mondiale per club. Non ha bisogno di quel titolo, ottenuto fra tribunali e veleni. Comprendiamo l’imbarazzo di Moratti nel prendere questa decisione e comprendiamo che lo ritenga come parziale risarcimento dopo anni di furti ed amarezze. Comprendiamo tutto questo, ma un passo indietro oggi rilancerebbe la sua immagine nel calcio italiano, ed anche quella dell’Inter.

Poi c’è la Lega, che non sarebbe male se prendesse finalmente una decisione vera, dichiarando cosa pensa in merito. Non basta la prescrizione del processo sportivo, serve una difesa di quanto fatto nel 2006. Quella calda estate ha cambiato le gerarchie del calcio nazionale, ha stravolto le classifiche e generato una serie di reazioni a catena. Se quelle indagini e quelle scelte sono ancora valide la Lega deve difenderle con forza, esponendosi in prima persona. Se invece ritiene tutto un errore, lo ammetta una volta per tutte con coraggio. 

Arriviamo al ruolo degli altri commensali. Galliani e Della Valle sono anche soggetti colpiti, assieme alle proprie società, da calciopoli e tutto quello che ne è scaturito. La loro posizione nel tempo però s’è ammorbidita ed anche parecchio. Di fatto hanno accettato le condanne, parlando sempre di un sistema che coinvolgeva tutto il mondo del calcio, nessuno escluso. Una malattia che non lasciava nessuno immune, ma semplicemente colpiva in modo più deciso alcuni piuttosto che altri. Al tavolo avranno il compito di mediare, di fungere da ago della bilancia. E’ questa la ragione di un invito altrimenti poco comprensibile. Si, ma come? Facendo ragionare gli altri. Aiutando la Juve a mettere fine ad una battaglia legale francamente poco seria, inducendo Moratti a lasciar perdere lo scudetto del 2006 ed invitando la Lega ad assumere comportamenti maggiormente responsabili. 

Forse con tali carte sul tavolo la trattativa sarebbe possibile e consentirebbe alla Juve di rinunciare a sua volta alla pretesa di riavere i titoli 2005 e 2006. Si perché se così non fosse allora continueremo a chiederci il senso di un tavolo che nasce per la pace, ma rischia di inasprire la guerra.  

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