Monti, rischio o opportunità?

By Redazione

novembre 18, 2011 politica

L’urgenza oggi è abbattere drasticamente la spesa pubblica e ridurre l’onnipresenza dello Stato. A dirlo sono le evidenze, gli analisti ed è anche la lettera della BCE che il governo tecnico deve attuare. Il neo premier ha il coraggio e la forza di tagliare ovunque sia necessario? E’ questo che il Tea Party si chiede, perché il discorso del premier Monti al Senato non offre garanzie su quali siano le sue priorità, e peggio ancora, sembra confermare la via facile: “prima vi tasso e  poi forse dopo vi darò liberalizzazioni e misure per la crescita”. Proporre tasse per aiutare la crescita è una contraddizione in termini.

La prima mobilitazione nazionale del Tea Party italiano cadrà a una settimana dall’insediamento del Governo Monti, sabato 26 novembre a Milano. Le motivazioni della manifestazione non cambiano di una virgola rispetto a quando si è deciso di calendarizzarla, sotto il governo Berlusconi: andremo in piazza contro aumenti del carico fiscale, devastanti per ceto medio e imprese, contro l’IVA al 21% , contro la patrimoniale – che analisti come Alesina e Giavazzi hanno stroncato ma il cui spettro non è stato allontanato dal discorso di Monti-, contro prelievi forzosi o ICI.

Quello che cambia è la forza del messaggio: il governo Monti è chiamato a lavorare proprio sui temi del rilancio del Paese che il movimento non si stanca di ripetere e che anche la lettera della Bce chiede con urgenza: tagli alla spesa, riforma del welfare, razionalizzazione del settore pubblico, abolizione degli ostacoli all’ingresso del mondo del lavoro, di privilegi o corporazioni, dismissioni del patrimonio pubblico.

Il governo tecnico può diventare un’opportunità, ma deve avere chiaro che non può permettersi abusare del potere affidatogli per estorcere ulteriori tasse a cittadini su cui già grava oltre il 50% (per alcuni il 60%) di imposta fiscale. La propaganda sinistrorsa secondo cui il ricco deve ‘scontare’ qualche pena ha fatto il suo tempo, non ci crede più nessuno (senza contare che il vero ricco può intestare il patrimonio a chi vuole, mentre una famiglia monoreddito o una signora in pensione minima potrebbero essere costretti da un’imposta patrimoniale a vendere le uniche proprietà).

E ricordiamoci che in nessun passaggio le richieste della Bce accennano ad una patrimoniale. Con questo scenario all’orizzonte, ci ritroveremo in piazza san Babila da tutta Italia, normali cittadini, lavoratori autonomi e dipendenti o imprenditori e associazioni che hanno appoggiato la nostra battaglia dall’inizio. Si uniranno a noi, tra gli altri, Carlo Lottieri, Carlo Stagnaro, Adriano Teso, Giancarlo Pagliarini,  Marco Respinti e Alessandro de Nicola per chiedere una vera inversione di tendenza: meno tasse, meno Stato e più libertà.

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