Ma quando si dimette?

By Redazione

novembre 18, 2011 politica

Gianfranco Fini deve dimettersi, e subito, da Presidente della Camera. Mai nessuno dei suoi predecessori ha utilizzato la terza carica dello stato per meri scopi di lotta politica come ha fatto Fini nel corso del suo mandato. L’anomalia non era giustificabile quando Berlusconi era in carica, sebbene a destra e a sinistra questo argomento sia stato strumentalmente utilizzato. Era forse spiegabile, nel contesto dell’impazzimento generale che per quasi vent’anni ha diviso la povera patria tra famelici berlusconiani e smaniosi antiberlusconiani. Ma da un punto di vista istituzionale, il comportamento di Fini ha rappresentato una stortura inaccettabile, che ha prodotto un precedente pericolosissimo per il futuro della Repubblica.

Oggi, ancor più di ieri, la permanenza di Fini al vertice di Montecitorio è una eccezione che va normalizzata. D’altronde lo stesso Fini aveva detto che, nel caso in cui fossero giunte le dimissioni di Berlusconi, le sue sarebbero immediatamente seguite. Ebbene, sono in ritardo di ormai molte, troppe ore. Il nuovo governo Monti occorre anche a recuperare un equilibrio istituzionale che l’iniziativa politica di Fini ha minato pesantemente. La stagione che si apre s’incarica di (ri)condurre il bipolarismo italiano nei canali e nei crismi di una matura dialettica bipolare, propria di tutti i grandi paesi industrializzati. La costante reciproca delegittimazione politica sarà messa duramente alla prova dalla convivenza, nella stessa maggioranza, di Pd e Pdl. Quel tanto agognato “bipolarismo maturo” è finalmente dietro l’angolo, anche se sarà faticoso girarlo, questo benedetto angolo. Ogni elemento di distonia con il tentativo di far finalmente maturare il sistema politico italiano va superato: la persistenza di Fini nell’occupare la terza carica dello stato è uno dei principali tra questi elementi.

Il Terzo polo non può fare finta di niente. Le dimissioni di Fini sono il maggiore contributo che il nuovo agglomerato parlamentare deve offrire all’impegno comune di dare a Monti e al suo esecutivo la possibilità di rispondere efficacemente alla crisi. Troppo facile per Casini porgere la sua disponibilità al sostegno di Monti senza condizioni. Una condizione per un genuino sostegno del nuovo governo c’è ed è esattamente il passo indietro dell’attuale Presidente della Camera. Berlusconi non c’è più: dunque, non ci sono più scuse di sorta. Fini ha perso già troppo prezioso tempo per farsi da parte.

Qdrmagazine.it

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