In un romanzo di Agatha Christie

By Redazione

novembre 18, 2011 Esteri

I complimenti arrivano persino dalla Cina. E non è uno scherzo. Si inseriscono tra i messaggi di stima, rispetto e ammirazione provenienti da Stati Uniti, Brasile, Gran Bretagna e via discorrendo. Ma la stragrande maggioranza dei ringraziamenti, sulla pagina facebook di Nigel Farage, arrivano dagli italiani.

Con tutta probabilità, fino a ieri non lo avevano mai neanche sentito nominare, ed è facile intuire che non avevano mai sentito parlare dello United Kingdom Indepence Party. Ma alla fine non importa, perché non è quello che conta. Sarebbe potuto essere un uomo qualunque, l’effetto sarebbe stato uguale. Farage, eurodeputato dell’Ukip, ha parlato al nostro orgoglio nazionale. Ha parlato dei nostri diritti e della nostra libertà. Ha preso la parola all’Europarlamento e in tre minuti è riuscito a far abbassare lo sguardo ai burocrati presenti. Ha parlato di un’Europa dominata dalla Germania (facendo trasalire una vecchia conoscenza, il deputato Martin Schulz), della violazione di democrazia rappresentata dall’insediamento di governi tecnici in Grecia prima e in Italia poi, del sostanziale fallimento della moneta unica. Di come pochi uomini senza alcun mandato conferito dal voto popolare si arroghino il diritto di decidere della vita politica di stati sovrani.

Insomma, ha fatto quello che tantissimi italiani avrebbero voluto veder fare ai propri rappresentanti. Ha avuto il coraggio di parlare con toni schietti, duri e controcorrente. Ha puntato il dito contro gli intoccabili e il mondo l’ha ringraziato per questo.

L’italiano che piace all’estero, e in particolare alla Francia e alla Germania, è quello che si vergogna un po’ di se stesso, dei suoi politici, delle sue tradizioni, della sua storia. È quello che si schernisce, quasi scusandosi imbarazzato di essere italiano, è quello che fa ridere. All’estero piace l’italiano che parla di italietta, che applaude insensatamente ad ogni copertina di quotidiani e settimanali esteri che si prendono gioco del suo paese, che non vede l’ora di trasferirsi oltralpe.

Non si può fare a meno di tornare indietro con la memoria ad un altro intervento, sempre all’Europarlamento, poco più di una settimana fa. In quell’occasione, fu Roberto Benigni a parlare. Era stato invitato a fare una cosa che gli riesce magnificamente: leggere Dante.  Per l’occasione era presente anche l’ormai ex ministro per le Politiche comunitarie, Anna Maria Bernini, che alle prime battute di Benigni rise felice con l’italiano che fa ridere tutti, e poi nascose la faccia tra le mani, appena il discorso prese una piega lievemente  irrisoria e antiberlusconiana. Inutile nascondere la faccia, se in tanti anni di attività presso le Istituzioni europee, un discorso che restituisse dignità agli italiani alla fine lo ha dovuto pronunciare un inglese.

Farage non avrà avuto la standing ovation dell’Europarlamento, ma ha avuto quella che più conta, quella della rete, quella della gente. Quella che i nostri ‘europolitici’ non hanno mai avuto.

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