Destra, difendi le tue idee

By Redazione

novembre 17, 2011 politica

C’era una volta il Thatcherismo. C’era una volta la destra del meno stato più mercato. La destra delle privatizzazioni. C’era una volta, appunto. Assistiamo oramai quotidianamente ad una sorta di mutazione genetica: la destra nostrana è passata a piè pari dalla professione neo-liberismo allo statalismo più viscerale. In nome dell’interesse nazionale e della radicata avversione al governo dei tecnocrati e dei banchieri, sono in molti gli esponenti e i simpatizzanti del centro-destra ad aver cambiato idea. Legittimo, sia ben chiaro. Sorge spontaneo, però, analizzare le cause di una virata del genere.

La destra moderna, ca va sans dire, per essere considerata tale, deve corrispondere a talune caratteristiche fondamentali: meno stato, meno imposizione fiscale, più mercato, più concorrenza, privatizzazioni, liberalizzazioni. Stato ridotto al minimo, dunque, unita ad una ferrea applicazione del principio di legalità. Con quasi 2000 miliardi di debito non sembra uno scandalo prendere in considerazione ricette di siffatta natura. Chi scrive, inoltre, è da tempo favorevole ad una graduale abolizione delle pensioni d’anzianità. Non perché il nostro sistema previdenziale non sia in pareggio, bensì perché il punto di partenza dal quale agire rimane pur sempre il secondo debito di Eurolandia e il terzo del mondo. I provvedimenti destinati alla drastica riduzione del debito, come è naturale che sia, dovranno essere accompagnati da misure volte ad invertire la tendenza di un paese da troppo tempo oramai a crescita zero. Solo l’insieme delle misure così prospettate potrà portarci fuori dal guado e farci riacquistare la credibilità dei mercati internazionali.

Ma a quanto pare, a destra, il liet-motiv è mutato. Si dice: “Possiamo salutare tristemente Eni, Enel, Finmeccanica. Saranno regalate a francesi e tedeschi “. Ed ancora: “L’Italia (con il Governo Monti) diventerà terra di conquista da saccheggiare”. Ora, fermo restando l’assurdità delle dietrologie ivi prospettate e l’eterno ricorso tutto italiano alla teoria del complotto, si potrebbe cominciare a ipotizzare l’ipotesi di cedere al mercato le quote delle partecipate tuttora detenute dallo stato. A Eni, Enel e Finmeccanica potrebbe essere aggiunta la Rai. Se ne parla da anni. Gli effetti non potrebbero che essere positivi. In primis, l’agognata fine degli interessi partitocratici su Viale Mazzini.

E’ ora di fugare un dubbio: la gestione pubblica, di per sé, non necessariamente è portatrice di maggior efficienza rispetto a quella dei privati. Non sembra se ne siano accorti a via dell’Umiltà. Per parafrase il celeberrimo film di Massimo Troisi: credevo fosse il Teatro Valle Occupato invece era il Pdl.

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