Durerà poco…

By Redazione

novembre 16, 2011 politica

In queste prime ore il governo Monti  è il governo di tutti. Piace a sinistra, piaciucchia a destra, piace moltissimo al centro. Il dato politico è che nessun partito ha espresso un proprio rappresentante diretto nel primo esecutivo dell’era post-berlusconiana. Non è, ovviamente, un caso.

I partiti – soprattutto quelli de-ideologizzati della Seconda Repubblica – affondano le loro radici nella gestione del potere: contributi da spartire, nomine da imporre, agenzie ed enti statali da comandare.  Non esiste aggregazione politica in Italia capace di rimanere sistemicamente al di fuori della gestione della cosa pubblica. Se si fa eccezione per i Radicali, infatti, così è stato anche per quelli abituati a fare opposizione: il Pci ha lungamente gestito il potere in molte regioni, la Lega di lotta e di governo è ormai diventata una balena bianca in salsa padana e persino l’Italia dei Valori si è assuefatta alla bellezza di un Sindaco che, a elezioni vinte, conta molto di più di un qualsiasi segretario di partito.

Al di là degli attestati di stima dell’intero emiciclo parlamentare, tutti sanno che – presto o tardi – dovranno prendere le distanze da questo esecutivo . Per il Pdl la road map del Governo dovrà essere la lettera all’Ue sottoscritta da Silvio Berlusconi: attuata quella, tutti alle urne. Gli uomini di Berlusconi sono pronti all’incidente in qualsiasi momento, specie se sul tavolo torneranno patrimoniale e contributo di solidarietà o se – soprattutto per ragioni di concorrenza con la Lega – il federalismo fiscale finisse in soffitta.   Il Pd, l’Idv e forse una parte di Terzo Polo immaginano un governo Monti capace di durare fino a fine legislatura consci del fatto che il new deal bocconiano viene visto da tutti come un’espressione pressoché diretta delle opposizioni al governo Berlusconi.  Meglio, quindi, diluire il più possibile gli sforzi e i sacrifici e puntare alla scadenza naturale di questo quinquennio, presentandosi agli elettori (magari con Monti stesso) come i salvatori della Patria.

Nel mezzo c’è però una variabile politica che si chiama Nichi Vendola. Il suo partito – assieme alla Lega Nord – non sostiene l’attuale governo. Un po’ per contrarietà reale, un po’ per il vantaggio garantito dal non essere presenti in Parlamento. Se Monti dovesse partire lancia in resta a toccare pensioni, articolo 18 e pubblico impiego (magari senza accennare a misure patrimoniali)  per  Sinistra e Libertà si aprirebbero praterie politiche senza precedenti. Piuttosto che arrivare logorati ad eventuali primarie di coalizione e consegnare la guida del blocco socialdemocratico al governatore pugliese, Bersani e soci sceglieranno di staccare dolcemente la spina.

In questo governo, insomma, nessuno c’è voluto entrare perché tutti ci vorrebbero uscire. Prima o poi, solo il tempo di organizzarsi.

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