Tweets al succo di cedro

By Redazione

novembre 15, 2011 Esteri

Che i social network stiano assumendo un ruolo sempre più importante nella vita politica non è più un mistero. E’ sufficiente osservare quello che è avvenuto in numerosi Paesi arabi, dove proprio attraverso canali quali Twitter e Facebook, i movimenti per i diritti civili e le opposizioni hanno raccolto un numero di adesioni tale da arrivare ad avere la forza necessaria a ribaltare regimi che sembravano solidi ed indistruttibili, come quello di Mubarak in Egitto e di Ben Ali in Tunisia.

I social network stanno dunque assumendo sempre più la forma di veri e propri caotici “think tank”, all’interno dei quali è sempre più semplice diffondere idee e creare articolate reti di contatti. Elemento, questo, che non poteva essere trascurato dai politici, tanto che sono sempre più numerose le figure con importanti responsabilità che ricorrono all’ausilio di questa forma di “proselitismo” (se così la si può definire). L’ultimo in ordine cronologico è l’ex Primo ministro (nonché attuale leader dell’opposizione) del Libano Saad Hariri, spodestato dalla guida del Paese dei cedri dalla feroce opposizione del movimento integralista di matrice islamica Hezbollah.

Dopo la caduta del suo governo e l’esilio volontario tra Parigi e Riyadh, Hariri ha iniziato una vera e propria campagna politica su Twitter, il cui scopo sarebbe quello di raccogliere consensi in patria, nonostante la sua lontananza dal Paese. Il 41enne leader della coalizione politica sunnita  e filo-occidentale “Movimento Futuro”, che continua a conservare un enorme consenso in patria grazie soprattutto al fatto che rappresenta un simbolo di continuità con il padre (quel Rafiq Hariri assassinato da uomini vicini ad Hezbollah nel 2005, amatissimo dalla maggioranza sunnita del paese), si è comunque reso conto del fatto che la lontananza da Beirut lo stia in qualche modo indebolendo. Per tale motivo ha deciso di implementare la propria presenza sul celebre social network sul quale, al momento, vanta circa 29.000 “followers”.

La decisione di aumentare la propria presenza su Twitter è stata data dallo stesso Hariri attraverso il suo account su cui, il 3 novembre scorso, ha pubblicato un “tweet” nel quale affermava che “è giunto il momento di rendere la mia presenza qui più significativa e costante. Riceverete mie notizie più frequentemente e sarò presente il più possibile”. Da allora il numero di messaggi tweettati dal leader libanese sono costantemente aumentati così come il numero di “adepti” rendendo la sua iniziativa, almeno per il momento, un vero successo.

L’aspetto più interessante della vicenda è rappresentato dal fatto che ogni sera Hariri si rende disponibile almeno un’ora per rispondere alle richieste di chi gli scrive; una vera novità per il Libano, un Paese in cui i cittadini hanno scarse possibilità di mettersi in contatto con i propri leader. Ed è probabilmente proprio questa la novità più importante ed il motivo principale del successo dell’iniziativa.

Grazie a Twitter, inoltre, Hariri si sta ritagliando la possibilità di esprimersi su tematiche regionali rispondendo, ad esempio, a domande sulla Siria (che in più occasioni ha operato pesanti ingerenze in Libano) e agli sconvolgimenti che la stanno interessando. Alla domanda su cosa pensa delle rivolte popolari, Hariri non ha esitato a manifestare il proprio appoggio ai manifestanti ritenendo che “sarebbe un bene per l’intera regione” se il regime di Assad crollasse rispedendo al mittente le accuse lanciategli proprio dal regime di Damasco di finanziare le rivolte popolari.

Scorrendo tra i tweet più recenti del politico libanese, inoltre, non mancano gli attacchi diretti al movimento integralista Hezbollah, più volte criticato per la sua natura bellicosa e terroristica, ribadendo il fatto di essere favorevole al suo disarmo (più volte richiesto dalla comunità internazionale). Sulla sua pagina Twitter Hariri ribadisce a più riprese, riferendosi al movimento politico da lui guidato, che “crediamo solo nelle armi dello Stato libanese” aggiungendo che “non siamo mai stati e mai saremo una milizia” armata.

Ma nonostante l’apparente successo dell’iniziativa del leader dell’opposizione libanese, in patria c’è chi invece critica fortemente Hariri. Questo soprattutto per il fatto che non risieda da ormai circa 8 mesi in Libano tanto che qualcuno ha definito il suo allontanamento dal Paese una sorta di “tradimento del mandato degli elettori”.

Hariri tiene a precisare che farà presto ritorno in patria, come si evince da un tweet di domenica scorsa con il quale, rispondendo ad una domanda di un suo compatriota, ha affermato che non abbandonerà mai il popolo libanese e che farà presto ritorno, allontanando definitivamente ogni preoccupazione manifestata dai suoi sostenitori.

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