La repubblica è parlamentare

By Redazione

novembre 15, 2011 politica

“Golpe, commissariamento, ribaltone.” Molti esponenti del centro-destra, in questi giorni, stanno ripetendo un mantra in risposta al tentativo del Presidente della Repubblica di evitare, nel contesto di un virulento attacco speculativo all’Italia, il ricorso alle urne. Dicono: “Il Governo Berlusconi è stato eletto dai cittadini, dal popolo e pertanto, un nuovo governo non può che essere frutto di nuove elezioni.” Ora, spiace scendere in tecnicismi di carattere giuridico-costituzionale ma tutto ciò è palesemente falso. Andiamo con ordine. Art. 92 Cost., II comma: ” Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo i ministri.” Una previsione legislativa che scardina, e di brutto, l’assunto berlusconiano. Il governo, nel sistema italiano, non viene eletto dal popolo. Viene nominato dal Presidente della Repubblica.

E ancora. Art. 93: “Il Presidente del Consiglio dei ministri e i ministri, prima di assumere le funzioni, prestano giuramento nelle mani del Presidente della Repubblica.” Anche da tale dettato emerge con tutta la sua forza il rapporto intercorrente tra potere esecutivo e Presidente della Repubblica. Art. 94 I comma: “Il Governo deve avere la fiducia delle due camere.” Ossia, se nei prossimi giorni il Parlamento (quello sì votato dal popolo) non dovesse accordare la fiducia al nascituro governo Monti, quest’ultimo non vedrebbe luce.

Non c’è nessun golpe in atto. Il governo Berlusconi ha deciso di rassegnare le proprie dimissioni nel momento in cui è venuta a certificarsi l’assenza di maggioranza alla Camera. L’Italia è una Repubblica parlamentare. Non basta inserire nel simbolo del Popolo della libertà la dicitura “Berlusconi Presidente” (come accade anche negli altri partiti) per certificare la modifica del sistema. Il potere esecutivo, in Italia, viene direttamente votato dall’elettorato a livello comunale e regionale. Non vi è mai stata, però, una trasposizione di quel modello a livello nazionale. Poi, ovviamente, si può discutere circa la possibilità di modificare un sistema considerato da molti osservatori oramai arcaico ed inefficiente. Ma non si dica il falso. In un clima di auspicate larghe intese, in un contesto di esecutivo di decantazione è auspicabile una moratoria: quella di non continuare a sostenere erroneamente che i governi vengono votati dai cittadini.

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