Obama, il Grinch

By Redazione

novembre 14, 2011 Esteri

Manca ormai poco. Quasi un mese e ci siamo, di nuovo. Il Natale, nonostante la crisi economica globale, arriverà puntuale insieme al profumo magico di consumismo e alle vacanze. Le famiglie di tutto il mondo mangeranno dolci in allegria, ci sarà ottimismo nell’aria, i canti, la ricerca di armonia e gli alberi di natale. Ma negli States gira voce che un odioso mostriciattolo con un sorriso sardonico sia pronto a rovinare la festa a milioni di famiglie. Il Grinch tornerà a colpire e per non farsi riconoscere, quest’anno, ha deciso di cambiare colore.

Il presidente Obama aveva annunciato qualche giorno fa che avrebbe imposto una nuova tassa su tutti gli alberi di Natale coltivati nel Paese. La Christmas Tree Tax, era stata considerata necessaria per sostenere un nuovo programma federale volto a migliorare l’immagine e la commercializzazione degli abeti nel periodo natalizio. Purtroppo per lui la notizia si è sparsa velocemente sul web, suscitando le proteste di produttori, clienti e generici amanti del Natale. Morale: il piano strampalato del Grinch è stato scoperto e cancellato.

L’applicazione della nuova tassa obbligatoria sugli alberi di Natale, voluta fortemente dal Dipartimento per l’Agricoltura, è stata infatti sospesa frettolosamente dalla Casa Bianca e un gruppo di industriali, chiamato The Christmas Tree Check-off Task Force, si è offerto di sostenerne i costi del progetto. Le originali quanto strampalate intenzioni del governo americano prevedevano la nomina di un Comitato per la promozione dell’albero di Natale, che avrebbe avviato un “programma di promozione, ricerca, valutazione e informazione orientato a rafforzare la posizione della coltura dell’albero di Natale, incentivando il mercato a investire su tale produzione”. In particolare, uno degli obiettivi centrali del programma, aspetto particolarmente divertente, consisteva nel “migliorare l’immagine degli alberi di Natale negli Stati Uniti”.

Niente paura. I coltivatori e i consumatori, almeno per ora, possono dormire sonni tranquilli. Ma è bene ricordare che l’infelice prelievo fiscale legato al commercio dell’abete non è l’unico del settore. In effetti, dai popcorn ai mirtilli al mango, insieme a diverse materie prime, molti prodotti agricoli sono soggetti a provvedimenti statali finalizzati a limitare l’offerta e mantenere alti i prezzi. Questo genere di tassazioni, che possono sembrare stravaganti, ad un’attenta analisi risultano tutt’altro che innocue: procedendo su questa strada non solo si provoca un aumento dei costi per coltivatori e consumatori, ma si rischia inoltre di violare alcuni principi fondamentali, come le libertà economiche dei singoli produttori.

In un periodo così difficile per le imprese e le famiglie, in un Paese in cui l’economia cresce appena e la disoccupazione ha raggiunto picchi epocali, misure simili alla Christmas Tree Tax fanno sorridere, ma possono generare disillusione, sfiducia nella popolazione e in chi cerca un lavoro. Forse quest’amministrazione dovrebbe concentrare gli sforzi e sfogare le frustrazioni pre-elettorali su altro, tenendo a mente magari che l’albero di Natale ha già una grande immagine e non ha bisogno di alcun aiuto. Il presidente Grinch, sempre alla ricerca di consensi, dovrebbe stare più attento. Lo slogan “salviamo gli alberi, ma rubiamo questo maledetto Natale”, non è piaciuto affatto agli americani.

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