Il Presidente della gente

By Redazione

novembre 14, 2011 politica

Vista dai palazzi romani, il Friuli è tutt’al più una bizzarra terra di confine, piena di montagne, dense zuppe fumanti, palestra all’aria aperta per i patiti di trekking. Ma il profondo nord-est italiano è anche la fucina di un’imprenditoria tra le più vitali di tutta la penisola. Dietro a Riccardo Illy, patron dell’omonima industria di caffé, per cinque anni governatore regionale, una fitta schiera di gente che ha vinto la propria scommessa imprenditoriale. Da Giannola Nonino, esportatore in tutto il mondo delle pregiatissime grappe omonime, a Edi Snaidero, leader del made in Italy delle cucine, fino a Massimo Blasoni, la cui azienda di servizi che opera nel settore assistenziale e sanitario è fiore all’occhiello di un intero tessuto produttivo.

Non ci si stupisca dunque se il tentativo del friulanissimo Massimo Zamparini, presidente del Palermo calcio, di dare vita ad un “Movimento per la gente” sia guardato con sospetto nella capitale. Abbiamo dunque cercato di capire insieme al diretto interessato di che genere di operazione si trattasse.

Presidente Zamparini, ci faccia capire. Il suo è un movimento d’opinione o un partito? 

Me lo chiedono tutti. È un movimento, non diventerà mai un partito. All’interno del movimento, per come si svilupperà, potranno nascere dei partiti, o meglio dei ragazzi che potranno fare i politici. Ma, lo ripeto, noi non diventeremo mai un partito. Il nostro però sarà un movimento importante, o almeno spero che lo diventi in brevissimo tempo. Perché parte dalla gente, come dovrebbero fare i nuovi politici.

Ma come le è venuta un’idea del genere?

Vedevo il Paese precipitare sempre più. Non il Paese della borsa e dello spread, ma il Paese che sta per le strade, e non vedevo un progetto politico che rispondesse ai bisogni della gente. Bisogna dare alle persone la serenità che in questi anni i politici hanno tolto. Vogliamo dare una nuova impronta al profilo dell’Italia, lavorare per la gente dando risposte rispetto a quel che desidera. Per questo non saremo mai un partito politico, al massimo faremo un’opera di formazione per le nuove leve politiche che crescono per l’Italia. Ma partendo dal basso. Basta con i professoroni, partiamo per risolvere i problemi che abbiamo tutti. 

Quella del partito non un’ipotesi da non escludere tuttavia. 

Nelle amministrative locali sicuramente no. Dovunque potremo, presenteremo le nostre liste. Liste civiche che prenderanno tutte, nel nome e nel simbolo, il riferimento al “Movimento per la gente”.

Un modello di riferimento che ricorda quello di Grillo. Puntate a replicare l’operazione del Movimento 5 Stelle?

Per l’amor di Dio! Noi non siamo assolutamente un movimento di protesta. Siamo un gruppo di proposizione, di proposte. Quello che diciamo ai politici è semplicemente che sono stati troppo inermi, troppo distanti fino ad oggi. Devono ritornare protagonisti, ma a partire dai cittadini, che devono proporre la propria visione di futuro, non delegarla più.

Vede interlocutori possibili nella scena politica italiana attuale?

Partiti no di sicuro. Però, se a un certo punto Monti dovesse dire che mette a freno Equitalia, che è una schifezza di questo Paese, almeno per un anno, sarei felice. Tutti possono essere interlocutori, purché parlino per la gente.

Cosa pensa del governo Monti?

Il problema è che fra sei mesi si rischia una guerra sociale. La violenza intendo. Quando non ci saranno più i soldi per la cassa integrazione, rischiamo di esplodere, sarà una tragedia e la gente prenderà i bastoni. Dobbiamo prevenire tutto questo. Le banche stanno pian piano costruendo il nostro debito. Ma il nostro unico debito è con il futuro. Per cui diciamo assolutamente no alla patrimoniale. Nessun governo in questi anni ha mai investito su piani di sviluppo, ha fatto qualcosa per far ripartire il paese. Allora o chiudiamo le frontiere, o investiamo sui settori che producono crescita. Sono scettico perché a mio avviso questo è il governo delle multinazionali e delle banche. Monti però è una persona liberale e avveduta. Staremo a vedere.

I piani di sviluppo che abbiamo concordato con l’Unione europea non la soddisfano?

Le faccio solo un esempio. La prima azienda che ho avuto era un’azienda agricola. I francesi e i tedeschi, che sono dei furbastri, ci danno un premio all’ettaro sul terreno che non coltiviamo, un tot ad animale abbattuto e così via. Così noi finiamo per non produrre più. In questo modo ci mettiamo in mano a Francia e Germania, e mettiamo l’economia in balia dei loro mercati. 

Allora facciamo un gioco: per un giorno lei è Presidente del Consiglio. Qual è il primo provvedimento che adotta?

Non lo sarò mai neanche per un giorno. Io tutte le sere rientro in famiglia, sono monogamo e non faccio bunga-bunga.

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