Chi sale in cattedra?

By Redazione

novembre 14, 2011 politica

Durante l’incalzare delle consultazioni di domenica, il Presidente della Repubblica faceva sapere che il Quirinale “non partecipa in alcun modo a qualsivoglia totoministri, considerandolo un esercizio del tutto gratuito e mette in guardia nei confronti di una confusa e arbitraria ridda di nomi di presunti candidati a cariche di governo”. Una nota che sembrava quasi anticipare il tono di Napolitano al termine delle consultazioni “Se qualcuno si inventa prima che il Governo si fa in due ore, è normale che i tempi si allunghino ma non si è mai parlato con una base minima di serietà che ci bastasse un giorno, 24 ore o 3 ore…”. Risposta stizzita, non l’unica. Come quella di uno dei diretti interessati coinvolto nella lotteria dei nomi, Lorenzo Ornaghi che liquida la questione: “La penso come Napolitano”.

Ornaghi è il nome più accreditato per la casella dell’Istruzione. Una delle più discusse del governo Berlusconi: la riforma Gelmini ha scatenato ondate di ripetute contestazioni. Ma chi se la prende adesso questa eredità poco comoda? Pare che tra i due nominati, Lorenzo Ornaghi e Andrea Riccardi, quest’ultimo potrebbe slittare sulla Cultura. Lorenzo Ornaghi, rettore dell’Università Cattolica del sacro Cuore, potrebbe essere il “tecnico” scelto da Mario Monti per risistemare scuola e ricerca. Non è un economista ma uno studioso di Scienza politica, salito alla ribalta delle cronache nazionali nel 2002, anno in cui si è seduto sullo scranno più alto della suddetta università. Nel 1998 Adriano Bausola, rettore per 15 anni, annunciava la fine della sua esperienza alla guida dell’ateneo che aveva visto emergere una sorta di ala “progressista” rappresentata da  Sergio Zaninelli, storico dell’economia e del movimento sociale e sindacale cattolico. Zaninelli, considerato vicino all’Azione cattolica, non venne riconfermato nel 2002, quando fu scelto Ornaghi. Il quale, vicino all’ambiente di Comunione e Liberazione, era stato allievo di Gianfranco Miglio, ideologo della Lega Nord. Soprattutto presenza molto più gradita a Camillo Ruini, di quanto non lo fosse Zaninelli.

Sicuramente un “ruiniano di ferro” – dicono in ambiente cattolico – ma anche in ottimi rapporti con la Cei di Angelo Bagnasco. Non un ciellino ortodosso, insomma. Sospiro di sollievo, che le posizioni estreme fanno paura di questi tempi. Da diversi anni Ornaghi non si lascia sfuggire le occasioni per dire la sua su quello che non va nelle università e nel nostro paese, come nel discorso inaugurale dell’anno accademico 2010-2011, nel corso del quale prese di mira l’assenza di fondi erogati per gli studenti disabili: “L’impegnativo sforzo è interamente rimesso a noi, giacché i pur modesti finanziamenti che il Miur eroga per disabili sono – da sempre, immotivatamente e quasi offensivamente, e senza che le ripetute lamentele abbiano sortito effetto alcuno – preclusi alle Università non statali.”

Preoccupato dai tagli alla Sanità che coinvolgono il Policlinico Gemelli, sede romana della Cattolica, lamenta un “affanno che dura da sin troppo tempo e che, originando dai crediti non pagati e dall’inadeguatezza e lentezza dei finanziamenti della Regione Lazio, sta mettendo sempre più a repentaglio un pubblico servizio e una realtà di prestigio nazionale e internazionale. Ornaghi sembra mettere in discussione il modo di scegliere nella politica lamentando un “affanno più generale”  che “richiama quanto il sistema sociale e istituzionale del Paese minacci di frammentarsi e scollegarsi nelle parti che lo compongono, con una velocità non inferiore e con conseguenze non meno perverse di quelle provocate dall’aumentata incomunicabilità fra società e sistema politico. Nel caso che dovesse ulteriormente precipitare la reciproca fiducia, da cui sono o erano tenute lealmente e fattivamente ‘insieme’ le diverse parti vitali del Paese, temo che ci troveremmo prossimi a una condizione didefaultnon meno drammatica di quella economico-finanziaria”.

Parole che restituiscono di sicuro uno sguardo lucido sulla realtà. Sarebbe interessante capire anche come delle eventuali scelte “tecniche” potrebbero ribaltare le modalità politiche, che evidentemente non hanno funzionato. Il vuoto di questi giorni catalizza la fiducia e le speranze in dei nomi, come quello di Monti e di chi si porterà dietro. Siamo tutti in attesa.

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