Campioni del mondo

By Redazione

novembre 13, 2011 politica

Ve lo ricordate Fabio Caressa? “Stringiamoci forte e vogliamoci tanto bene, l’Italia è campione del mondo”. Notte dionisiaca, popolo unito e piazze inondate dall’ebbrezza di milioni di persone, tra cui moltissimi “tifosi occasionali”, che si scatenarono a suon di caroselli e spumante (che lo Champagne è roba d’Oltralpe). Una scena simile è andata in onda il 12 novembre 2011 nel contesto di un weekend orfano del calcio per via della pausa nazionali.

Nelle ore del calvario del governo Berlusconi, migliaia di cittadini hanno imbracciato bandiere, striscioni e fischietti per affollare le piazze e braccare i palazzi del potere. Si è rispolverato un po’ di amor patrio e in tanti hanno intonato l’inno di Mameli che in queste occasioni, con la mano sul cuore, c’è più gusto a essere italiani. S’è festeggiato per una vittoria che poi vittoria non era.

A Piazza del Quirinale, sui sampietrini di piazza Colonna e ai piedi di Palazzo Grazioli si respirava un’aria di liberazione da tutti i mali che andavano dissolvendosi insieme al cerone sulla faccia stanca di Silvio Il Terribile. “Attenti, che la fine di Berlusconi non coincide con la fine del berlusconismo”, asseriva qualche saggio in mezzo alla folla. “Ma che ce frega, l’importante è levarselo dalle palle”, la risposta più gettonata. Tanto che il noto disturbatore Paolini, anche lui presente in piazza, ha dovuto accettare il ruolo di comprimario e non è riuscito ad imporsi davanti alle telecamere.

Hanno scomodato l’orchestra che suonasse l’Alleluja, preso in prestito cori dal mondo calcistico per riadattarli alla miglior tradizione forcaiola. “E ora vattene in galera”. Un signore in sosta davanti a Palazzo Grazioli ha orgogliosamente dichiarato a Skytg24: “faccio il bis, ero anche davanti all’Hotel Raphael per Craxi”. E infatti qualcuno s’è sentito così vintage da lanciare monetine in ricordo dei bei tempi che furono.

A prescindere dal giudizio politico ad un Governo che non può essere positivo nè indulgente, spiace constatare che troppo spesso l’indignazione assume nel Belpaese i caratteri distruttivi del peggior qualunquismo nazional-popolare. Quelli del gigantesco carosello di stampo calcistico con le tifoserie impegnate a urlare più forte degli avversari, incuranti di tutto il resto. Quelli della rabbia vomitata senza filtri nè esitazione. Le telecamere hanno ripreso il linciaggio dei politici che uscivano da Palazzo Grazioli e le urla beduine al passaggio di ogni berlina scura che solcava le strade del Quirinale. L’incazzatura esibita a denti stretti sembrava la stessa del popolo in delirio dopo la cacciata di un dittatore.

 Senza contare la festa del Pd che, dopo l’elezione di Pisapia-De Magistris e il trionfo al referendum, torna a festeggiare con toni apocalittici una ‘vittoria’ non sua, piovuta dal cielo per l’inettitudine di un Governo che aveva tutti i mezzi per cambiare il paese, ma non l’ha fatto, colpevolmente. E’ stata una vittoria di Pirro, l’ennesimo segnale di uno scollamento tra paese e classe politica, che ora concede qualche giorno di postumi e gioia per poi ripiombare nell’incertezza.

“Non occorre grande coraggio per andare a urlare sotto casa di Berlusconi – scrive Cazzullo sul Corriere – ne occorre di più per unire le forze nell’emergenza anche con chi ha un sentire diverso dal proprio, nel nome di un’interesse e di una responsabilità che mai come oggi sono comuni”. Ora si passa ai fatti e i tifosi occasionali possono tornare a fare quello che facevano fino all’altroieri. Sarà nostra premura avvertirli alla caduta del prossimo dittatore.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *