Berlusconi si è dimesso

By Redazione

novembre 12, 2011 politica

Tutto secondo i programmi. La Camera ha votato in via definitiva la legge di stabilità, il Consiglio dei ministri si è riunito per l’ultima volta nell’epoca del Berlusconi-quater per formalizzare che da lì ad un’ora Berlusconi sarebbe salito al Colle per rimettere il mandato nelle mani di Napolitano.

Dimissioni accettate prontamente e in serata già le prime consultazioni. Un passaggio formale, visto che informalmente sono giorni che Napolitano lavora a costruire un governo guidato da Mario Monti. Governo che, nel momento in cui scriviamo, sembra indirizzato ad essere composto da una squadra di soli tecnici.

I nomi sono circolati a partire nel proprio pomeriggio. Svelati da un comunicato dell’Agi, si sono man mano consolidati nel corso della giornata:

Guido Tabellini, professore di economia presso l’Università Bocconi al dicastero di via XX settembre, Carlo Secchi al ministero dello Sviluppo, il rettore della Cattolica, Lorenzo Ornaghi, all’Istruzione, Lanfranco Senn alle Infrastrutture, Cesare Mirabelli alla Giustizia, Giuliano Amato agli Esteri, Enzo Moavero sottosegretario alla presidenza del Consiglio: dovrebbero essere questi i nomi che Mario Monti vorrebbe portare al governo.

Un governo di professori – ben cinque nomi provengono dal mondo accademico meneghino, sebbene Senn ha fatto sapere di essere cittadino Svizzero e quindi in candidabile a tale ruolo – che dovrà passare per le forche caudine di un Parlamento balcanizzato. Specchio di un Paese che si crede festoso nella tetraggine di manifestazioni di piazza che non hanno visto riempirsi il cielo di monetine solamente perché la crisi non lo permette.

Oggi rapida girandola di incontri con tutti i partiti politici. In serata, probabilmente, l’incarico al neo senatore a vita che ancora deve chiarire cosa vuole fare e in quanto tempo. E mentre Di Pietro compiva in serata una svolta a 360°, dichiarandosi impaziente di votare la fiducia ad un esecutivo che fino a venerdì mattina aveva osteggiato, lasciando all’opposizione solo la Lega, rimane interlocutoria la posizione del Pdl.

Dopo l’ufficio di presidenza, l’ufficio stampa del partito ha diramato un comunicato nel quale si dichiarava ufficialmente la disponibilità degli azzurri di sostenere il governo Monti. Ma il combinato disposto di alcune condizioni che oggi Berlusconi, che guiderà la delegazione del Pdl al Quirinale, sottoporrà al Presidente della Repubblica e la sibillina notizia che i dettagli dell’appoggio verranno definiti a partire da questa sera lasciano il gabinetto entrante con il fiato sospeso.

Il Cavaliere vorrebbe che i ministri di Monti si assumessero l’impegno di non candidarsi alle future elezioni, che il governo si limiti a dare esecuzione ai punti indicati nella lettera d’intenti inviata all’Ue. Ma soprattutto vorrebbe Gianni Letta (anche se sembra voler fare un passo indietro) nella casella chiave della vicepresidenza. Condizione che vedrebbe il veto di Bersani, ma anche la sostanziale indisponibilità di Monti, che non vorrebbe eccepire alla regola di tenere fuori politici dal suo governo. L’unico nome che non sembra trovare ostacoli al proprio ingresso nella stanza dei bottoni sembra quello di Giuliano Amato.

Finisce forse un’era, nella triste cornice di cori da stadio, spumanti a bagnare sampietrini, diti medi inopinatamente levati al cielo. Ne inizia una nuova, estremamente interlocutoria. Nel clima da dopo-derby che regna nel Paese, nessuno ci ha detto qual è il modulo preferito dal nuovo mister, se è gradito agli azionisti di maggioranza e quale tipo di durata avrà il suo contratto.

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