Tempo da Lupi

By Redazione

novembre 11, 2011 politica

Contesa o concordia? Intorno alla sintesi offerta da Pier Ferdinando Casini è ruotata l’intera presentazione del libro di Maurizio Lupi, “La prima politica è vivere”, occasione propizia per la costituzione di un notevoleparterre de roi,che ha visto presenti al tavolo dei lavori, Bersani, Casini, Fini, Lupi, Alfano e Giovanni Floris, padrone di casa su Rai Tre e in questo caso anche della sala dei capigruppo nel Palazzo Campo Marzio. Se il moderatore apre con una battuta (“Questa sarebbe la puntata perfetta diBallarò”), il discorso in realtà vira subito sui temi dell’attualità politica. Mentre Casini provoca Alfano e Lupi (“Avevate iniziato bene votandomi come Presidente della Camera nel 2001 alla vostra prima legislatura”), dopo che Fini e Lupi si salutano con grande calore dimenticando i dissidi del Pdl, lo stesso Presidente della Camera inizia un’azione di interessato dialogo con Alfano in cui i colpetti di gomito e le occhiate complici si sprecano: “Se il Pdl fosse stato più democratico forse sarei rimasto dentro”, dice il leader di Fli rispondendo ad un Alfano che si vanta del fatto che il suo partito è oramai pienamente democratico anche al suo interno. 

È proprio il segretario pidiellino ad aprire la contesa, citando immediatamente il convitato di pietra, Silvio Berlusconi. Il Premier ha fatto bene a non dimettersi subito, perché il maxi-emendamento è “necessario per il bene comune” ed il bene comune è “l’attualità politica” stringente: “Non ci sovrapporremo al Presidente della Repubblica”. Concordia, cari amici, ci vuole concordia. Bersani, seduto in disparte come sarebbe piaciuto a Nanni Moretti, poco coinvolto dalle cordialità che si scambiano dall’altra parte del tavolo, è sulla stessa linea, ma in qualche modo inizia già la campagna elettorale: “Sono due anni che siamo coerenti sulla necessità di un governo di emergenza. Andremo verso misure impopolari, ci vogliono novità ed equità”, e giù con l’affondo sulla patrimoniale: “Chi ha di più deve dare a chi ha di meno. Ci vuole serietà: basta coi toto-ministri, in questo momento serissimo il nostro oggetto è il Paese, i partiti sono solo uno strumento”. Sempre concordia, un passo indietro i partiti, uno avanti la politica della sofferenza. Casini prosegue, quasi si fosse ad un dibattito interno ad un unico partito: “Siamo in un momento in cui i partiti devono fare scelte come i grandi statisti. Sono necessarie scelte impopolari”. Come quando Kohl, ricorda il presidente dell’Udc, pareggiò il cambio tra il marco tedesco occidentale con quello d’Oriente. Casini si lancia oltre, ma guarda indietro: “La solidarietà nazionale unì forze diverse e riuscì a combattere e sconfiggere il terrorismo. Oggi il problema è economico, siamo a un passo dal baratro, ma possiamo ancora fermarci”. Una volta usciti dalla crisi poi “tutti torneremo nelle nostre posizioni, a discutere del bipolarismo o delle leggi elettorali. Dobbiamo recuperare un certo senso di relatività” rispetto alle sfide reali che ora sono sul tavolo. 

Tutti concordi su tutto, tra passi indietro, problemi urgenti, scelte impopolari e dure. Pure Fini non si discosta: “Dobbiamo dimostrare con i fatti la volontà di rendere concreta l’affermazione che il bene comune supera quello della parte, anche se non verremo subito capiti ed è sconveniente. La politica deve dimostrare di lavorare sulle cause comuni, sennò si avvita su logiche autoreferenziali e mortifica il bene comune. Maggioranza, opposizione, chi era nella maggioranza e poi ne è uscito, tutti devono assumersi le proprie responsabilità anche davanti al Capo dello Stato. Dobbiamo trovare questo momento di concordia”. Tutti concordi. Bastava soltanto che si verificasse la più grave crisi economica degli ultimi trentacinque anni.

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