Leon Panetta frena sull’Iran

By Redazione

novembre 11, 2011 Esteri

Gli Stati Uniti frenano su un possibile intervento militare contro l’Iran ed il suo temutissimo programma nucleare. E’ quanto si evince dalle parole pronunciate nel corso di un intervento al Pentagono dal numero uno del Dipartimento della Difesa americano Leon Panetta, il quale ha messo in guardia l’establishment militare sulle “conseguenze involontarie” che un eventuale intervento armato nella Repubblica Islamica potrebbe avere sull’intera regione.

La preoccupazione di Panetta giungono poche ore dopo la reazione iraniana alla pubblicazione del rapporto dell’AIEA sul proprio programma nucleare e alla minaccia di Teheran (per bocca dell’Ayatollah Khamenei) di rispondere “con il pugno di ferro” a qualsiasi azione militare contro il paese.

Il numero uno del Pentagono, che ha sostituito Robert Gates lo scorso luglio, ha insistito sull’inutilità di un’iniziativa militare in Iran ritenendo che un raid contro le centrali nucleari del paese potrebbe non fungere da deterrente per il prosieguo del controverso programma atomico, aggiungendo che le conseguenze potrebbero essere addirittura tragiche per le forze americane dislocate nella regione.

La strada più adeguata da percorre in questa fase, sempre secondo Panetta, sarebbe quella di imporre nuove sanzioni internazionali al regime degli Ayatollah per quanto la ferma opposizione di Russia e Cina stia bloccando questo genere d’iniziativa in seno al Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

Sanzioni che invece l’UE sembra intenzionata ad incrementare. Si è infatti svolta a Bruxelles una riunione tra gli ambasciatori dei 27 paesi membri dell’Unione nel quale si è discusso delle misure da adottare per contrastare la minaccia atomica iraniana. A quanto pare sarebbe pronta una bozza di documento, da approvare al prossimo incontro dei Ministri degli Esteri europei in programma il 1° dicembre, nel quale appaiono nuove sanzioni al regime di Teheran. Non è però ancora trapelato alcun dettaglio sul tipo di sanzioni che si considera applicare.

Secondo gli analisti, infatti, il modo migliore per colpire al cuore il programma nucleare iraniano, sarebbe imporre sanzioni al settore energetico; ma in un momento così delicato per l’economia internazionale (già messa a dura prova dalla crisi del debito europeo) indebolire tale settore potrebbe ritorcersi contro l’Occidente considerando l’importanza delle risorse petrolifere iraniane a livello globale.

Intanto Ahmadinejad & Co. continuano a difendere il programma nucleare ribadendo che, a dispetto di quanto emerso dal rapporto dell’AIEA, le finalità di quest’ultimo sono di natura assolutamente civile. Ma l’Occidente non pare fidarsi (e come dargli torto) ed è determinato a sciogliere ogni dubbio sui possibili risvolti militari dello stesso. Per ora la strada più plausibile pare quella di nuove sanzioni (che devono però ancora essere ben studiate), ma non è da escludere neppure che Israele prosegua nell’ipotesi vagliata nei giorni scorsi di attaccare militarmente i siti nucleari del Regime degli Ayatollah.

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